Ex Upim: il Comune ha rilasciato il permesso a costruire

Udine – La Rizzani De Eccher ha presentato tutte le fidejussioni necessarie

Ex Upim: il Comune ha rilasciato il permesso a costruire
Ex Upim: il Comune ha rilasciato il permesso a costruire

Nella giornata di oggi, il Servizio Edilizia privata del Comune di Udine ha rilasciato all’Immobiliare Rizzani De Eccher srl il permesso a costruire per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione dell’ex Upim. Con questa autorizzazione l’impresa costruttrice potrà procedere ora con l’avvio dell’intervento, fatto salvo l’obbligo di darne comunicazione all’amministrazione comunale entro 7 giorni.

“Questo è uno degli atti più significativi perché va a risolvere una criticità che avevamo proprio nel cuore del centro storico e del Friuli – sottolinea il sindaco di Udine, Furio Honsell –. Un progetto difficile e complesso che ha acceso il dibattito il città, come è giusto che sia. Come Comune abbiamo cercato di tutelare tutti i punti di vista e penso che comunque sia un passo avanti molto importante per la città, che nel giro di due anni potrà vedere risolto questo problema che si protrae da anni”.

Il permesso a costruire segue il via libera da parte della giunta nella seduta dello scorso 7 luglio. La scorsa settimana, inoltre, l’amministrazione comunale aveva concordato con i progettisti dell’intervento di prevedere una serie di precauzioni per il verde di piazzetta Belloni, che sarà tutelato dai lavori e, per quanto riguarda siepi e arbusti, custodito nel vivaio comunale di via Nodari in attesa di tornare a cantiere finito.

“Si chiude una vicenda complessa dovuta anche alle caratteristiche, all’importanza e alla posizione dell’edificio – è il commento del vicesindaco e assessore alla Pianificazione territoriale, Carlo Giacomello –. Ancora una volta la sinergia tra pubblico e privato caratterizza l’operato di questa amministrazione. L’elemento più importante, che forse è stato sottovalutato nelle polemiche emerse nel corso di questa vicenda, è che per la prima volta si inserisce in questo edificio l’elemento residenziale. Come amministrazione vogliamo una Udine che guarda avanti, una città che riviva con un tempo e una luce nuova, non una città rivolta al passato. In quest’ottica rispetto alla pedonalizzazione, alla crescita dei negozi e alla molteplicità di iniziative, l’elemento residenziale è quello che può dare più prospettive di sviluppo a lungo termine”.

Un pensiero poi, non può che andare anche al dibattito che si è acceso intorno al progetto. “L’interesse della città verso vari aspetti, da quello dell’architettura a quello della fruibilità, rappresenta un elemento positivo – continua Giacomello –. Siamo convinti di aver trovato un giusto punto di equilibrio e per questo ringraziamo in primis l’azienda e chi è stato direttamente coinvolto, come il soprintendente Corrado Azzolini, ma anche chi ha avanzato delle critiche in senso costruttivo. Citiamo a esempio il parere della commissione Edilizia, che ha integrato quello della Soprintendenza apportando alcune migliorie. Abbiamo cercato di tenere conto di tutte le posizioni e siamo convinti che con il tempo la città apprezzerà l’intervento”.

Per quanto riguarda il progetto Giacomello sottolinea che “l’edificio rispetta i limiti della scheda norma approvata nel piano regolatore 2012, non c’è stata alcuna concessione ulteriore. Si parla principalmente di un recupero dell’esistente per la parte commerciale, a cui si aggiungerà una trentina di appartamenti per la parte residenziale. I posti auto saranno collocati nel secondo piano interrato già presente nella struttura attuale con ingresso da via Savorgnana. Tutte le parti pubbliche occupate dal cantiere verranno ripristinate dall’impresa – conclude – e verrà tutelato il verde pubblico con l’idea di creare motivi di abbellimento e di maggior fruibilità degli spazi da parte della città”.

Ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione a costruire la Rizzani De Eccher ha prodotto tre polizze fidejussorie per l’esecuzione di lavori di ripristino di eventuali danni al suolo pubblico con l’occupazione dell’area di cantiere e l’armatura in via Savorgnana, via Cavour, piazzetta Belloni e piazza Duomo, nonché alle due aree verdi pubbliche di piazzetta Belloni e giardino Morpurgo. La ditta di Pozzuolo ha effettuato inoltre un versamento di 35 mila euro a titolo di rimborso per l’allestimento di un nuovo e diverso spazio per gli eventi culturali programmati in corte Morpurgo. Il permesso a costruire rilasciato dal Comune è soggetto al pagamento del contributo per gli oneri di urbanizzazione per complessivi 160.292,93 euro.

Sorgente: Il Friuli – Ex Upim: il Comune ha rilasciato il permesso a costruire

Valorizzazione patrimonio Vicenza a Invimit e Investire sgr

Valorizzazione patrimonio Vicenza a Invimit e Investire sgr
Valorizzazione patrimonio Vicenza a Invimit e Investire sgr

 

Sulla valorizzazione degli immobili comunali questa mattina è stato fatto un importante passo avanti in giunta. L’esecutivo di palazzo Trissino, infatti, ha autorizzato la società Investire SGR a proporre il progetto di valorizzazione degli immobili comunali al fondo gestito da Invimit, allo scopo di ottenere una manifestazione d’interesse e il conseguente via libera al finanziamento da parte di quest’ultima del progetto, per un importo di circa 51 milioni di euro. Nel contempo l’amministrazione ha deciso di aprire una fase di approfondimento e concertazione prima di elaborare una proposta di deliberazione per il consiglio comunale, nel prossimo autunno.

Di fronte alla proposta di SGR – ha detto Achille Variati – il Comune ha tre strade: fare da solo, ma ammesso che riesca a vendere gli immobili da alienare non avrebbe mai la possibilità di indebitarsi per gli 11 milioni di euro che comunque mancherebbero all’operazione; non fare nulla, ma i costi di gestione e manutenzione degli edifici pubblici potrebbero diventare nei prossimi anni talmente onerosi da porlo comunque in una situazione di forte sofferenza; oppure valutare con attenzione il conferimento nel fondo, come il nostro consulente Nomisma e Anci ci stanno suggerendo. Abbiamo deciso di proseguire nell’approfondimento. Ci rendiamo conto che siamo a fine mandato, non vogliamo fare nessuna forzatura, ma riteniamo di dover governare fino alla fine, operando per il bene comune e nello stresso tempo raccogliendo il sentimento della città. Del resto l’interesse di Invimit, società del ministero del tesoro, sembra esserci adesso, ma potrebbe non esserci più tra qualche anno. E se davvero vi è una realtà pubblica disposta a investire 50 milioni di euro in questo disegno, chi è lo sciagurato che può permettersi di respingere la proposta al mittente senza neanche guardarci dentro con grande attenzione. Faremo le nostre analisi, ascolteremo la città e poi decideremo il da farsi“.

Gli obiettivi principali del piano riguardano la riqualificazione del patrimonio immobiliare, la realizzazione di un nuovo edificio nell’area ex Domenichelli, per la nuova sede della polizia municipale e alcuni edifici comunali, la realizzazione della nuova biblioteca comunale nell’ex scuola Giuriolo ristrutturata, la realizzazione di nuove attività economiche per la città, tra cui un hotel di elevato livello in centro, un nuovo parcheggio coperto, alloggi sociali per la terza età e più in generale l’attivazione di investimenti superiori a 50 milioni di euro, con una conseguente ricaduta positiva sull’indotto cittadino.

Per perseguire questi obiettivi – ha ricordato l’assessore Cavalieri – la società SGR ha proposto un’operazione che comprende undici edifici pubblici, di cui ben quattro dismessi. All’ex caserma della guardia di finanza propone residenze e uffici; all’ex tribunale un parcheggio che libererebbe dalle auto piazza Matteotti e il primo piano del parcheggio di Santa Corona, all’ex Fiera del Giardino Salvi troverebbero posto negozi e ristorazioni; all’ex Giuriolo una nuova biblioteca; palazzo Costantini si trasformerebbe in residenze; palazzo Negrisolo idem, asciato libero dal comando la cui nuova sede si sposterebbe all’ex Domenichelli; il palazzo ex Aci manterrebbe la destinazione a uffici, però privati, mentre l’ex scuola Giusti ospiterebbe residenze per anziani e l’edificio attiguo a palazzo Trissino che si affaccia su contra’ Del Monte avrebbe destinazione commerciale e direzionale. Cuore dell’operazione è palazzo degli Uffici: libero dagli uffici comunali destinati a spostarsi in via Torino, viene indicato nel progetto come sede di un prestigioso hotel. Il Comune in questa operazione metterebbe in gioco immobili per un valore di venti milioni di euro. Dovrebbe affrontare fino alla chiusura del fondo un canone per l’utilizzo dei beni che poi tornerebbero di proprietà comunale e realizzerebbe importanti risparmi in tema di costi di gestione e manutenzione.

Questa – ha commentato l’assessore alla progettazione e sostenibilità urbana Antonio Dalla Pozza – è una vera operazione di rigenerazione e riqualificazione urbana: rimette in gioco palazzi chiusi da anni, riporta la residenza in centro storico, riqualifica l’area di via Torino, già inserita nei programmi del bando periferie e dell’alta velocità. Dal punto di vista del disegno della città questo progetto si inserisce perfettamente in un quadro coerente, equilibrato, in cui residenza, mobilità, riqualificazione, riempimento dei vuoti fanno parte di una proposta unitaria che il Comune da solo non potrebbe mai realizzare e che prevede altrettante ricadute positive per il privato“.

Il progetto ha ottenuto il parere positivo della Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci, che peraltro ha supportato l’amministrazione in tutte le fasi della complessa operazione, e un via libera sul fronte della sostenibilità di impatto e di rischio da Nomisma, appositamente incaricata dal Comune a seguito di gara.

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Grande raccordo anulare di Mosca: la villorbese Dba Group a dirigere i lavori

Grande raccordo anulare di Mosca: la villorbese Dba Group a dirigere i lavori „DBA progetti del gruppo dei fratelli De Bettin“
DBA progetti del gruppo dei fratelli De Bettin“

Grande raccordo anulare di Mosca: la villorbese Dba Group a dirigere i lavori
„La società pubblica Avtodor ha infatti avviato i lavori per il terzo lotto e affidato la direzione lavori a Ird Proekt in joint-venture con la DBA progetti del gruppo dei fratelli De Bettin“

VILLORBA Ci sono le competenze tecniche di DBA Group nei lavori in corso per la costruzione del grande raccordo anulare di Mosca. La società pubblica Avtodor ha infatti avviato i lavori per il terzo lotto e affidato la direzione lavori a Ird Proekt in joint-venture con la DBA progetti del gruppo dei fratelli De Bettin di Villorba (Treviso). L’appalto del valore di oltre un miliardo di euro è stato consegnato ad un general contractor per la costruzione del lotto di 105 chilometri a quattro corsie, 9 svincoli e 150 manufatti tra ponti e sovrappassi. Il valore della consulenza di Ird/DBA è di 14,5 milioni.

Grazie ai 10 anni di conoscenza del mercato russo di DBA, la società Ird/Dba ha già allestito una sede a Mosca ove operano una ventina di nuovi assunti, locali o di provenienza internazionale. Insieme con la direzione lavori sono stati affidati anche i controlli dei lavori sui siti, il controllo dei materiali e le prove sui materiali impiegati per i quali sono stati stretti accordi di collaborazione con società russe specializzate.

Dba Proekt (DBA Group) è stato, per conto dello Stato russo, anche il consulente per la redazione del capitolato di gara sugli aspetti tecnici, legali e finanziari dei lotti 3 e 4 e sta adesso curando l’audit tecnico dei documenti di gara per il lotto numero 5 di quel grande anello che circonda la capitale russa con un raggio di circa 60 chilometri dal centro della metropoli e all’esterno del primo anello costruito circa cinquant’anni fa.

DBA Proekt è stata in questi giorni tra gli sponsor a Sochi, città russa sul Mar Nero, del III Forum Internazionale “Innovation in Road Construction”. Si è discusso di sicurezza, efficienza e qualità dei servizi e sostenibilità nel settore dei trasporti. Il gruppo DBA ha portato a questo evento la propria esperienza maturata in Russia e in altre nazioni nell’implementazione di progetti legati al settore dei Trasporti, in particolare nei lotti 7 e 8 dell’autostrada Mosca-San Pietroburgo, collocata all’interno del corridoio IX della rete di trasporti trans-Europa. Sul primo lotto di quest’opera Dba già nel 2006 ha progettato i sistemi di esazione del pedaggio e di monitoraggio e gestione. “La presenza al forum è stata motivo di orgoglio per il Gruppo DBA”, ha dichiarato Raffaele De Bettin, ceo di DBA Group, “perché è essenziale condividere le nostre esperienze acquisite in Russia, stabilire contatti e prevedere insieme gli ulteriori sviluppi del settore”.

Sorgente: Grande raccordo anulare di Mosca: la villorbese Dba Group a dirigere i lavori

Centro Botín a Santander: countdown per l’apertura del museo firmato Renzo Piano – Il progetto è realizzato con Luis Vidal Arquitectos

Il progetto è realizzato con Luis Vidal Arquitectos

È iniziato lo scorso lunedì il programma di eventi che culminerà con l’inaugurazione, il 23 giugno, del centro Botín a Santander, prima opera di Renzo Piano realizzata in Spagna. Si inizia con visite riservate e poi il 22 la presentazione alla stampa spagnola e internazionale, il giorno successivo una festa inaugurale e poi dal 24 tutti potranno visitare il nuovo e iconico edificio affacciato direttamente sulle acque della Baia di Santander.

Si tratta di un centro d’arte privato, finanziato dalla Fundación Botín, una fondazione creata nel 1964 con l’intento di promuovere lo sviluppo sociale della Cantabria. Il progetto è nato all’incirca 6 anni fa (nel 2012 la posa della prima pietra) e fu fortemente voluto da Emilio BotÍn (scomparso a settembre 2014), presidente del Banco Santander.

centro Botín a Santander,
centro Botín a Santander,

L’obiettivo del nuovo centro – dichiara la Fondazione – è quello di dar vita ad un centro di riferimento per l’arte in Europa, dove poter anche apprendere e lasciarsi ispirare. E, seppure parlare di un effetto Bilbao (tra l’altro il Guggenheim di Gehry è ad un centinaio di chilometri di distanza) è ormai anacronistico, comunque si guarda al nuovo contenitore come ad un «motore  di sviluppo che generi ricchezza economica, sociale e culturale per la Cantabria e per il Nord della Spagna», dichiara Iñigo Sáenz de Miera, direttore generale della Fundación Botín.

Renzo Piano ha sviluppato il progetto con Luis Vidal Arquitectos, studio di Madrid che nel curriculum ha, tra tanti importanti progetti, il terminal numero 2 dell’aeroporto di Heathrow di Londra e l’aeroporto di Saragozza.

IL VIDEO DI PRESENTAZIONE

Pelle cangiante in dischi di ceramica

Ceramica, acciaio e vetro sono i principali materiali che formano la nuova architettura. Gran parte della superficie è ricoperta da dischi in ceramica – in tutto 270mila elementi, caratterizzati da una superficie bombata, simile alla madreperla, in grado di riflettere il cielo e il mare. Si tratta di un materiale utilizzato per meglio integrare la nuova costruzione nell’ambiente e per conferirle leggerezza.

centro Botín a Santander,
centro Botín a Santander,

© Gerardo Vela

L’edificio si stacca da terra per non intralciare la prospettiva verso il mare e si compone di due volumi, uno dedicato all’arte e l’altro alle attività culturali e di formazione. All’interno dei volumi trovano spazio due ampie sale per esposizioni, un auditorium per 30 persone, aree di lavoro e un ristorante guidato dallo chef stellato Jesús Sánchez.

Dall’edificio alla scala urbana

Il centro d’arte riqualifica una porzione di città. La banchina sulla quale ora sorge il Centro, prima parcheggio per le auto, è stata valorizzata ed è stato eliminato il traffico che funzionava da barriera tra questa porzione di città affacciata sull’acqua e il centro storico alle sue spalle. Un risultato conseguito soprattutto grazie alla costruzione di un tunnel con il quale si è provveduto ad interrare una strada a scorrimento veloce.

centro Botín a Santander,
centro Botín a Santander,

Per far sì che nulla impedisca la continuità tra il waterfront e il centro storico, inoltre, i «Jardines de Pereda», ossia gli storici giardini che si sviluppano vicino alla linea di costa, sono stati ampliati (la superficie è stata duplicata) e rimodellati per l’occasione dal paesaggista Fernando Caruncho in collaborazione con Renzo Piano.

I disegni di Goya (giugno – settembre 2017)

Francisco de Goya, 1815
Francisco de Goya, Altra sua pazzia nello stesso luogo, Serie Tauromaquia, 1815

Il lavoro pionieristico della Fondazione Botín nell’ambito della ricerca sui disegni dei grandi maestri spagnoli, che hanno operato dal XVII secolo fino ai nostri giorni, trova spazio in una esposizione di 80 disegni di Francisco de Goya, che – come pagine di un diario – esprimono la sua peculiare visione del mondo.

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The Student Hotel a San Lorenzo, il progetto all’Ex Dogana: “Un nuovo cuore per la città”

The Student Hotel a San Lorenzo, il progetto all'Ex Dogana: "Un nuovo cuore per la città" Sulla mappa di Roma campeggia un "nuovo cuore" che 'copre' con il suo raggio d'azione il quartiere di San Lorenzo.
Hotel a San Lorenzo, il progetto all’Ex Dogana: “Un nuovo cuore per la città”

The Student Hotel a San Lorenzo, il progetto all’Ex Dogana: “Un nuovo cuore per la città”
Sulla mappa di Roma campeggia un “nuovo cuore” che ‘copre’ con il suo raggio d’azione il quartiere di San Lorenzo. Lo sguardo, e l’attenzione, è rivolto al centro della Capitale e ai suoi storici monumenti. Un incubatore di “vita innovativa”, un ‘living lab’, retto dalla filosofia “dell’incontro”, “dell’integrazione tra studenti stranieri e locali”, con “il mondo del lavoro” in una rete ideale che unirà Roma ad una “comunità internazionale che viaggia per l’Europa”.

The Student Hotel è pronto a trasformare l’Ex Dogana di via dello Scalo di San Lorenzo e da lì allungarsi a La Sapienza, “università da 150 mila iscritti”, investendo anche lo storico quartiere popolare da ormai qualche anno attraversato da una movida non sempre ben digerita e da operazioni urbanistiche e immobiliari, spesso dietro l’etichetta della ‘rigenerazione’, contestate dalla cittadinanza. Dopo l’annuncio dei mesi scorsi, questa mattina il progetto è stato presentato nei locali dell’Ex Dogana alla presenza del Ceo del ‘The Student Hotel Group’, Charlie MacGregor, del Director of Partnerships, Frank Uffen, dell’architetto Matteo Fantoni e di Sacha Camerino, Responsabile interventi di rigenerazione urbana di CDP Immobiliare srl (CDP Group).

La filosofia

“La filosofia dello Student Hotel è quella di far convivere diversi gruppi di persone” ha spiegato McGregor. Una comunità composta da “studenti locali e stranieri, professionisti, ospiti dell’hotel, lavoratori”. E la progettazione dello spazio, “fisico ma anche mentale”, sarà strettamente funzionale a questo pensiero creando “opportunità di sviluppo”. Acquistano così grande importanza gli spazi comuni “dedicati all’incontro”. Co-working, ristoranti, una cucina in comune, una palestra. “Sarà una struttura flessibile che può essere adattata nel tempo soprattutto al piano terra, pensato come un grande contenitore permeabile e accessibile anche dall’esterno” ha spiegato l’architetto Fantoni.

Tra le parole d’ordine anche la “sostenibilità” ambientale. “La struttura consumerà poco, sarà intelligente”. Pannelli solari sul tetto per produrre energia, una facciata che crea ombra alla parte esposta a Sud “per ridurre i carichi termici” e partenariato di natura pubblica e privata divenuto un punto di riferimento con l’Università di Wageningen (WUR), l’Università di Sapienza e la start-up Amphiro finalizzato alla riduzione del 20% del consumo di acqua. Come? Attraverso contatori Amphiro che verranno installati nelle docce dei nuovi edifici The Student Hotel e mostreranno i consumi di acqua ed energetici in modo tale che gli studenti possano monitorarli. Tale consapevolezza comporta la riduzione significativa dei consumi, la spiegazione.

Attenzione anche alla mobilità, vero tallone d’Achille di Roma. “Non abbiamo bisogno di auto” ha continuato McGregor. A servizio degli ospiti dell’hotel ci sarà un parco biciclette a disposizione con la speranza che il traffico romano sia sempre più sicuro per la mobilità ciclabile.

“L’impatto sul quartiere sarà minimo” si legge su una delle slide. “Ci siamo interrogati su come creare un dialogo con l’esistente” ha spiegato l’architetto Fantoni. L’atteggiamento verso il quartiere sarà ‘open’. “Una grande piazza sarà accessibile a tutti da via dello Scalo di San Lorenzo lungo la quale verrà mantenuto il vecchio edificio che corre lungo la strada” mentre per il secondo “ci piacerebbe includerlo ma ancora non sappiamo se sarà possibile”.

La proposta per la permanenza “sarà flessibile”. C’è chi resterà per qualche mese, per un periodo che va dai 5 ai 12 mesi, ci saranno i pernottamenti più brevi, di qualche settimana, e più tradizionali ospiti dell’hotel che resteranno nella struttura solo per qualche giorno. Una slide spiega come sarà organizzata la struttura: nel piano interrato il parcheggio per le biciclette, al pian terreno lo “spazio aperto” con ristoranti, una palestra, i co-working, e altri spazi “di incontro”. In un’ala della struttura le stanze dell’hotel, nell’altra le stanze dedicate agli studenti, divise tra ‘standard’ e ‘delux’ a seconda dell’altezza e della vicinanza al piano
da cui “si potrà avere una vista sul centro storico e sui suoi monumenti” subito sopra la cucina comune. Al piano più alto, infine, ci sarà la ‘student suite’ con tanto di cucina privata.
A portare avanti questa operazione “da 90 milioni di euro” non sarà solo lo Student Hotel Group. L’area è ancora di proprietà di Cassa depositi e prestiti Immobiliare che parteciperà alla joint-venture (senza però che sia stata creata una nuova società), finalizzata alla rigenerazione dell’area, insieme al gruppo olandese. Una volta perfezionata la fase burocratica con tanto di richiesta di permessi a costruire, in questo caso portata avanti solo da Cdpi, si valuterà se e come perfezionare la vendita. I tempi non sono certi. “Non dipende da noi. Il progetto è stato consegnato il 31 gennaio scorso in regione. Utilizzeremo il Piano Casa. E ora è in una fase istruttoria”.

Sorgente: The Student Hotel a San Lorenzo, il progetto all’Ex Dogana: “Un nuovo cuore per la città”

Il Vietnamita Indochina Capital investe nel co-working. SMC Global Securities Ltd e IM+ Capitals Ltd hanno lanciato fondo per il social housing in India.

SMC Global Securities Ltd e IM+ Capitals Ltd nuovo fondo nel co-working
IM+ Capitals Ltd nuovo fondo nel co-working

Il Vietnamita Indochina Capital diventa un investitore in Toong, società dedicata agli spazi in co-working diventando un’azionista strategico della società. Questo è stato annunciato in un comunicato congiunto di ieri 19 giugno. Si tratta della prima operazione di un private equity nel settore del co-working vietnamita. Si veda dealstreetasia.  L’accordo di investimento giunge poco dopo che Toong ha concluso un accordo strategico con la singaporegna CapitaLand ai fini di sviluppare outlet dedicati al co-working in Ho Chi Minh City. Toong aprì la sua prima location a Hanoi nell’agosto 2015 e divenne la prima catena di spazi di co-working lanciando alter tre location nel 2016, uno dei quali è stato posto in essere con Danang Entrepreneurship Support Company. Toong al Oxygen – il prodotto dello sforzo congiunto con CapitaLand Vietnam — è stato lanciato nel marzo del 2017, facendo di Toong il player più importante del settore. La partnership ha intenzione di clonare l’iniziativa in futuro. Toong si è assicurato un investimento a sette cifre in dollari dalla vietnamita Openasia Group all’inizio del 2016. A fronte dell’iniezione di cash da parte di Indochina Capital, Peter Ryder, fondatore e Ceo del real estate investment fund, e Doan Viet Dai Tu, co-fondatore e chairman di Openasia Group, entreranno nel board di Toong. Lo stesso Ryder ha dichiarato che Indochina Capital guarda continuamente alle opportunità in Vietnam e quando Toong è emerso alla nostra attenzione noi siaqmo stati immediatamente interessati perché la società è la prima in assoluto nel settore del co-working.

SMC Global SecuritiesLa società dedicate ai servizi finanziari SMC Global Securities Ltd IM+ Capitals Ltd, del gruppo REPL, hanno lanciato il loro fondo immobiliare di esordio di 75 milioni di dollari per perseguire opportunità nel mercato indiano immobiliare. Si veda dealstreetasia. Il fondo, battezzato SMC IM+ Realty Fund, avrà una green shoe option da 75 milioni di dollari. Ci si aspettano commitment da investitori individuali sia domestici che esteri banche e HNI. Abhimanyu Londhe, CEO & head of Investments, SMC & IM Capitals Investment Manager LLP ha dichiarato che, dopo attenta ricerca sulla richiesta di case nuove si è capito che la necessità di case a prezzi che la maggior parte della popolazione si può permettere ha raggiunto un picco, e che a questo fine è stato lanciato il fondo per investire in case che abbiano prezzi popolari. Il fondo si concentrerà inoltre nell’investire in case in costruzione a forte sconto perché sia assicurata la generazione di un reddito fisso interessante. SMC Global e IM+ Capitals sono i principali sponsor del fondo che avrà un comitato di investimento fatto da investitori. SMC IM+ Realty Fund è registrato presso la SEBI (la Consob locale) ed è aperto per investitori istituzionali locali e stranieri e si concentrerà su case relativamente economiche nelle principali città quali Mumbai, Pune e Bangalore e saranno seguite da altre città. SMC Global, una conglomerata dedicata ai servizi finanziari ha più di 500 milioni di dollari di assets under management mentre IM+ Capitals Ltd è una società di engineering.

Sorgente: Il Vietnamita Indochina Capital investe nel co-working. SMC Global Securities Ltd e IM+ Capitals Ltd hanno lanciato fondo per il social housing in India. – BeBeez.it

L’aeroporto di Venezia inaugura la nuova ala.

Photo credit Veneto Economia

Investimento di quasi 70 milioni, parte di oltre 300 negli ultimi 4 anni 

Sabato scorso il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha inaugurato la nuova ala dell’aeroporto di Venezia. Il terzo scalo intercontinentale italiano ha investito 68,6 milioni di euro per 11mila500 metri quadrati della nuova struttura al primo piano, dedicata a biglietterie, spazi commerciali e sala d’attesa.

Acciaio, vetro e grandi superfici rappresentano le caratteristiche di uno spazio architettonico che, insieme all’apertura della darsena e del moving walkaway, fanno del Marco Polo un nuovo aeroporto, come da piano di sviluppo 2012-2021 e contratto di programma con Enac. Il presidente di Save, Enrico Marchi, ha ricordato che nel prossimo quinquennio gli investimenti saranno nell’ordine di cento milioni ogni anno.

Ora prende il via il secondo periodo del piano: negli anni 2017 – 2021 saranno impiegati 540,6 milioni di euro, per un nuovo ampliamento dell’aerostazione passeggeri e l’adeguamento delle infrastrutture di volo. Marchi ha sottolineato il rispetto dei tempi delle opere eseguite in questi primi quattro anni, per una somma complessiva che supera i 300 milioni e un impegno economico a totale carico di Save. “Senza oneri per lo Stato, che riceve invece 20 milioni l’anno per il credito d’imposte e 10 milioni per le concessioni”, riporta Veneziatoday.it.

Sul territorio, Save distribuisce oltre 150 milioni di euro in termini di ricchezza generata. Novemila persone lavorano in aeroporto.

Sorgente: L’aeroporto di Venezia inaugura la nuova ala (GuidaViaggi.it)

Mps: passo indietro dei fondi su cartolarizzazione Npl. Atlante II valuta se proseguire da solo, tempo fino al 28 giugno

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Mps: passo indietro dei fondi su cartolarizzazione Npl. Atlante II valuta se proseguire da solo, tempo fino al 28 giugno

Il fondo Atlante II è rimasto solo al tavolo delle trattative per l’acquisto dei 26 miliardi lordi di Non-performing loan (Npl) del Monte dei Paschi di Siena. I fondi di private equity interessati, Fortress ed Elliott, si sono sfilati dalla trattativa riguardante la cartolarizzazione degli Npl del Monte al termine della riunione svoltasi venerdì scorso a Milano.

La frattura fra i fondi internazionali e l’istituto è dovuta al mancato accordo su termini e condizioni. Infatti, Fortress ed Elliott hanno tentato fino all’ultimo di spuntare un prezzo di cessione del portafoglio Npl più basso del 20% previsto, valutazioni che Mps ha ritenuto inaccettabili pur invitando gli operatori alla calma, anche perché “c’è tempo fino al 28 giugno per trattare”, ha ricordato questa mattina Reuters; Mps, infatti, ha concesso un’esclusiva ai fondi sino a quella data.

Dopo la notizia alla Borsa di Milano si è registrato un netto peggioramento dell’indice dei titoli bancari, che anche quest’oggi viaggiano un passo indietro rispetto all’indice FTSE Mib. Fortress ed Elliott si sono sfilati perché non è stato trovato un, ha spiegato questa mattina l’agenzia Reuters, citando una fonte interna, “Atlante II sta valutando se proseguire da solo“.

Secondo gli analisti infatti il fondo gestito da Quaestio Sgr ha una capienza residua di 1,7 miliardi circa (di cui 450 milioni che potrebbero essere destinati al salvataggio delle due banche venete) e ora potrebbe chiudere l’operazione da solo subentrando agli investitori esteri usciti di scena.

L’operazione sembra fattibile “anche perché la struttura della cartolarizzazione non è in discussione”, ha commentato un analista finanziario interpellato da Borse.it, “tuttavia la Bce vuole certezza sul prezzo di cessione degli Npl in modo da sapere quanto sarà la perdita (per Mps) e ha chiesto un impegno vincolante da parte dei compratori”.

Il tempo stringe, con la scadenza fissata al 28 giugno prossimo: poco più di una settimana a disposizione per raggiungere un accordo, e capire davvero se ci sono soggetti intenzionati a ritirarsi dalla trattativa.

– See more at: http://www.finanzaonline.com/notizie/mps-passo-indietro-dei-fondi-su-cartolarizzazione-npl-atlante-ii-valuta-se-proseguire-da-solo-tempo-fino-al-28-giugno#sthash.GrD4Lluw.dpuf

 

 

Sorgente: Mps: passo indietro dei fondi su cartolarizzazione Npl. Atlante II valuta se proseguire da solo, tempo fino al 28 giugno – FinanzaOnline

L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

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L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

La tragedia della Grenfell Tower a Londra ha riportato in maniera forte l’attenzione sul tema della sicurezza dell’edilizia residenziale, in Gran Bretagna come nel resto d’Europa, ma a colpire di più sono le forti proteste dei residenti dei borough di Kensington e Chelsea sotto la sede del governo municipale, che testimoniano quanto l’incendio divampato nel grattacielo non possa essere derubricabile come “semplice fatalità”. Se in altre occasioni ci si sarebbe limitati al ricordo delle vittime e ad un’inchiesta per accertare le responsabilità dell’accaduto, l’attuale momento di crisi sociale e politica vissuto dalla Gran Bretagna rappresenta lo sfondo di un conflitto latente da anni in corso a Londra, ovvero quello tra i ricchi proprietari provenienti da tutto il mondo che fanno razzia di case di pregio (e per questo responsabili dell’impennata verso l’alto del mercato immobiliare nel centro della capitale britannica) e coloro che sono invece costretti a vivere in appartamenti di edilizia popolare, dalle condizioni di sicurezza spesso piuttosto dubbie come evidenziato dal caso della Grenfell Tower.

Le negligenze nelle operazioni di soccorso e le voci di un trasferimento degli inquilini superstiti in zone lontane da Kensington e Chelsea, hanno acuito una rabbia che già da mesi si era manifestata in continui appelli a rivedere le condizioni di sicurezza della Grenfell Tower. Ma non c’è solo questo. Quanto accaduto è solo la naturale conseguenza di una cronica mancanza di investimenti sulla messa in sicurezza degli edifici di social housing. Un rapporto del 2011 già stimava che tre quarti degli edifici popolari in Gran Bretagna era a rischio incendio.

Al netto dei numeri, ciò rappresenta una tendenza non solo britannica ma comune anche ad altri paesi europei. Dovrebbe bastare quanto successo a Londra per aprire un dibattito europeo sulle condizioni dell’abitare soprattutto per le categorie più deboli (la maggior parte degli inquilini della Grenfell Tower erano infatti migranti) e sulla necessità di più alloggi popolari e di buona qualità. Si tratta di una questione di civiltà non più rimandabile, che chiama in causa i governi locali ma anche tutti quei soggetti (dai governi regionali fino all’Ue) che non hanno stanziato negli anni abbastanza risorse per fare fronte a un bisogno che negli anni della crisi è sensibilmente aumentato. La svendita del patrimonio immobiliare popolare ha rappresentato parte del problema, soprattutto se in Gran Bretagna come altrove tali proventi non sono stati adeguatamente reinvestiti ma sono serviti per fare cassa e togliere dalla responsabilità del pubblico la gestione di un patrimonio oneroso, sebbene necessario all’inclusione sociale ed economica di una parte sempre più ampia di popolazione.

Riqualificare l’edilizia esistente in maniera smart e sostenibile invece di abbattere e ricostruire per nuovi residenti, in grado di pagare più tasse e usare meno servizi pubblici in quanto più ricchi dei precedenti, rappresenta l’unica soluzione per evitare la “londrizzazione” delle nostre città e garantire mixité sociale nei centri come nelle periferie delle nostre città. La riduzione di ogni forma di esclusione passa necessariamente per un abitare sicuro, una forma di investimento pubblico decisamente più sostenibile sul medio-lungo periodo rispetto a quello focalizzato attorno a parole d’ordine securitarie.

Anche nel recente passato era forse difficile immaginare quante possibili letture diverse avrebbe potuto scatenare una fatalità annunciata come quella che ha colpito la Grenfell Tower. Le contestazioni diffuse verso una May poco empatica (forse perché impegnata in quelle ore a tenere calma la sua fragile maggioranza di governo) e un municipio potente quanto una capitale testimoniano con chiarezza quanto tutti i vari temi menzionati in precedenza siano tenuti assieme da una generalizzata insoddisfazione delle opinioni pubbliche verso quelle diseguaglianze che a Londra possono fare anche la differenza tra vivere in un edificio stabile e sicuro o in uno che non lo è.

Sorgente: L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

I cinesi vogliono Esselunga: offerti 7,5 miliardi di euro

La cifra è superiore alla proposta dei fondi, che valorizza l’azienda tra i 4 e i 6 miliardi, e spiazza la famiglia: Marina vuole gestire il gruppo, la madre è in dubbio, gli altri puntano a vendere. L’ultimogenita vorrebbe liquidare Giuseppe e Violetta, ma non ha i mezzi per farlo

I cinesi vogliono Esselunga
I cinesi vogliono Esselunga: offerti 7,5 miliardi di euro

MILANO – E alla fine l’Esselunga di Caprotti potrebbe parlare cinese. Nei giorni scorsi è arrivata un’offerta miliardaria per il gruppo dei supermercati da parte del colosso cinese dell’immobiliare e dell’energia Yida International Investment. Attraverso i suoi legali, il gruppo avrebbe fatto pervenire a tutti gli azionisti di Supermarkets Italiani e dell’immobiliare Villata, un’offerta a nove zeri, sotto forma di manifestazione d’interesse vincolante subordinata ad una due diligence. Si tratta di 7,5 miliardi di euro, il 25% in più del massimo della valutazione offerta lo scorso settembre dai fondi di private equity Blackstone e Cvc, che avevano valutato il gruppo, prima che venisse a mancare il fondatore Bernardo Caprotti, una cifra compresa tra 4 e 6 miliardi a seconda dell’inclusione o meno delle attività immobiliari da rilevare insieme alla gestione operativa.L’offerta avrebbe colto di sorpresa Marina Caprotti, erede insieme alla madre Giuliana Albera, del 70% del gruppo e del 55% della società immobiliare che raggruppa alcuni dei centri commerciali affittati alla stessa Esselunga.Contrariamente a quanto scritto dal padre Bernardo Caprotti nelle sue ultime volontà che auspicavano una vendita, Marina sembra oggi più orientata a tenere la proprietà e a continuare a gestire il gruppo in modo familiare sotto la guida di Carlo Salza e forte dei 7,54 miliardi di fatturato registrati lo scorso anno. In quest’ottica nel consiglio della società operativa è entrato come amministratore non esecutivo, anche suo marito Francesco Moncada di Paternò, affiancando la stessa Marina che è vice presidente e la suocera Giuliana che invece è presidente onorario. Moncada non era mai stato coinvolto da Bernardo nel gruppo, come del resto non lo era stata nemmeno l’ultima figlia Marina, a differenza di Giuseppe e Violetta, i figli del primo matrimonio dell’imprenditore con Giorgina Venosta.Caprotti ha avuto buon rapporto con il genero, tanto da averlo menzionato – unico tra i parenti acquisiti – nel testamento: a Francesco “lascio la mia Bentley perché la faccia diventare veramente vintage”. Ma non ha mai voluto coinvolgerlo nella gestione del gruppo di Limito di Pioltello.Nelle sue ultime volontà, oltre a disporre nel dettaglio di quadri, beni, ed effetti personali, Bernardo si era raccomandato con i suoi eredi di vendere l’Esselunga a un gruppo industriale internazionale, perché riteneva la sua famiglia inadeguata a portare avanti un attività molto complessa. “E’ troppo pesante condurla – scriveva nel testamento – pesantissimo possederla. Questo Paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no”. Nessuna menzione, ovviamente, dei compratori cinesi che invece sono spuntati.Caprotti non solo consigliava ai suoi eredi di vendere, ma escludeva possibili soluzioni intermedie, tipo una cordata italiana, preferendo per il bene dell’azienda la cessione in blocco a un colosso estero. L’ultima riga del testamento era chiara: “attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, può diventare Coop. Questo non deve succedere”, puntualizzava l’autore di “Falce e carrello”.L’impasse tra i due rami della famiglia ora è evidente. Da mesi, gli eredi discutono sul da farsi e mentre Marina è orientata insieme al marito ad andare avanti nella gestione – tant’è che ha deciso di ritrasferire la famiglia da Londra a Milano – la madre Giuliana, che ha vissuto per anni accanto a uomo oberato di lavoro, non sarebbe del tutto convinta. E non lo sono nemmeno Giuseppe e Violetta per tutt’altri motivi. La palla è ora in mano agli avvocati che stanno provando a trovare una soluzione di compromesso, anche perché è stato riscontrata nel testamento di Caprotti una violazione della quota di legittima, spettante per legge a Violetta e Giuseppe.Marina è infatti orientata a liquidare i fratelli, ma esiste una grande divergenza tra l’offerta economica dei suoi advisor (tra cui Citigroup che dovrebbe organizzare il finanziamento) e la richiesta dei fratelli per la propria partecipazione del 30% in Esselunga e del 45% in Villata. Differenza che alla luce dell’offerta ricevuta da Yinda International non solo appare più che giustificata, ma rischia anche di salire ulteriormente. A complicare le cose anche il fatto che Marina e la madre Giuliana non hanno mezzi sufficienti per liquidare Giuseppe e Violetta, né possono caricare di una simile cifra di debiti Esselunga, senza il rischio di pregiudicare l’attività del gruppo della grande distribuzione.

Sorgente: è davvero falce e carrello: i cinesi di Yida offrono 7,5 miliardi per Esselunga – Repubblica.it