Fiumicino non raddoppia. Ma i Benetton hanno il piano B. L’Aeroporto avrà una nuova Business city

L’Aeroporto fiumicino avrà una nuova Business city
L’Aeroporto fiumicino avrà una nuova Business city
In attesa che il progetto di raddoppio dell’aeroporto possa decollare, dopo anni di “stop and go” e polemiche a non finire, a Fiumicino i Benetton provano a farsi un maxi centro direzionale. Il progetto, nelle sue grandi linee, era stato annunciato a maggio scorso. Ora però Adr, la società che fa capo alla famiglia di Ponzano Veneto e gestisce il Leonardo da Vinci, è passata ai fatti con un documento che svela i dettagli dell’operazione. L’atto, firmato venerdì da Filippo Maria Carbonari, Direttore real estate di Adr, si presenta come un “avviso di avvio attività di dialogo e promozione di un’iniziativa immobiliare finalizzata alla realizzazione di un complesso direzionale presso l’aeroporto”. Il progetto, scorrendo le carte, non solo prevede 77mila mq di uffici “ispirati ai principi del co-working”, ma anche 8.600 mq dedicati “al mondo del retail e del food & beverage”, 5.200 mq destinati a spazi congressuali e 41mila mq “di giardini e percorsi pedonali”. Ai piedi dei sette edifici, che per ora dovrebbero comporre quella che è già stata ribattezzata “Business city”, secondo il documento saranno presenti “un supermercato, palestra con centro benessere, centro medico, centro congressi, asilo, negozi, servizi alla persona e ristoranti”. Per far tutto questo Adr, controllata dalla holding Atlantia guidata dall’Ad Giovanni Castellucci, intende aprire una fase discouting per capire quanti operatori siano interessati alle varie parti del progetto. Successivamente si aprirà una fase di “prequalifica” tra gli operatori stessi, seguita da una fase di competizione per l’aggiudicazione degli spazi. L’operazione, a stare al crono programma, dovrebbe concludersi nel 2024. Dipenderà molto anche da come lavorerà l’unico consulente immobiliare finora scelto da Adr, ovvero Bnp Paribas Real Estate Advisory. Quanto ai costi dell’operazione, sempre le carte parlano di 190 milioni di euro (almeno per il momento).

Certo, gli osservatori più attenti non si nascondono che l’obiettivo principale dei Benetton resta il raddoppio dell’aeroporto, sfruttando anche i terreni di proprietà dello gruppo. Un’ambizione, quest’ultima, che tutto compreso arriverebbe a sfiorare i 20 miliardi di euro. E chissà che il lancio della nuova “Business city”, ammesso e non concesso che raccolga operatori interessati a essere coinvolti nel progetto, non si inserisca nel più vasto obiettivo perseguito da Aeroporti di Roma. I soldi non mancano, a giudicare da come i Benetton sono andati alla conquista delle autostrade spagnole (vedi Abertis) e di una quota del Tunnel della Manica. Segno, neanche a dirlo, che le concessioni pubbliche ottenute in Italia (autostradali e non) fruttano un sacco di risorse economiche. Quanto al raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino e al lancio della “Business city”, però, bisognerà vedere anche la capacità di sfondamento “lobbistico” del gruppo.

Sorgente: lanotiziagiornale.it

India-Usa, Washington si unisce all’opposizione di Nuova Delhi alla “nuova Via della Seta” 

nuova Via della Seta”
nuova Via della Seta”
Speciale infrastrutture: India-Usa, Washington si unisce all’opposizione di Nuova Delhi alla “nuova Via della Seta”

Nuova Delhi, 04 ott 18:00 – Agenzia Nova – L’amministrazione del presidente Usa Donald Trump sostiene l’India nella sua opposizione all’ambizioso progetto cinese One Belt One Road, la “nuova Via della Seta” con cui Pechino punta a sviluppare le infrastrutture e gli scambi commerciali a cavallo tra Europa ed Asia, e in particolare al tratto sino-pakistano del progetto, il Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec). “In un mondo globalizzato esistono tante cinture e tante strade, e nessun paese dovrebbe arrogarsi l’autorità di definirne una sola” ha dichiarato ieri il segretario della Difesa usa James Mattis, nel corso di una audizione di fronte alla commissione Servizi armati del Senato federale statunitense. Mattis ha fatto riferimento al passaggio del Corridoio Cina-Pakistan lungo territori del Kashmir rivendicati da Islamabad e Nuova Delhi, ed ha affermato che Pechino non dovrebbe forzare il progetto attraverso territori su cui gravino dubbi in termini di sovranità.

Il segretario Usa ha affrontato la questione su richiesta del senatore Charles Peters, secondo cui il progetto One belt One Road “punta a garantire il controllo della Cina sugli interessi continentali e marittimi, con l’obiettivo di estendere un dominio sull’Eurasia e sfruttarne le risorse naturali”. L’India ha disertato il Forum sulla “nuova Via della Seta” organizzato da Pechino lo scorso maggio proprio in segno di protesta contro il progetto da 60 miliardi di dollari del Corridoio economico Cina-Pakistan, che Nuova Delhi accusa di travalicare il “Kashmir occupato dal Pakistan”.

La “nuova Via della Seta” è l’ambizioso progetto attraverso cui Pechino mira a creare solidi rapporti industriali con i paesi che saranno coinvolti. Lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, l’iniziativa One Belt One Road (Obor) punta a creare una rete di infrastrutture di trasporto, di comunicazione e di scambio che coinvolge al momento 64 paesi oltre alla Cina – circa 4,5 miliardi di persone –, su un’area che si estende fra Asia, Europa e Africa. L’obiettivo di Pechino è completare il tracciato principale entro il 2049; a sostegno del progetto ci sono attualmente tre istituzioni finanziatrici, capeggiate dalla Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), una banca multilaterale a cui hanno aderito finora quasi 100 paesi. I progetti ammessi al finanziamento nell’ambito del progetto Obor aprono enormi opportunità di business nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia, oltre che in settori trasversali.

Sorgente: Speciale infrastrutture: India-Usa, Washington si unisce all’opposizione di Nuova Delhi alla “nuova Via della Seta” | Agenzia Nova

L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo 

Claudio de Eccher(nella foto)
Claudio de Eccher(nella foto)

A tre anni dall’apertura di Porto Piccolo, un progetto luxury che comprende offerta residenziale, yacht club, spa e l’unico hotel 5 stelle lusso del Friuli Venezia Giulia, si pensa già alla seconda fase di sviluppo.

“Abbiamo investito 350 milioni di euro – afferma Claudio de Eccher(nella foto), azionista del gruppo Rizzani de Eccher che ha realizzato il complesso – e altri 170 sono previsti per lo sviluppo della Baia Sistiana lì accanto: un’area di 250mila mq dove realizzeremo una marina per yacht fino a 100 metri”.

Le unità immobiliari presenti a Porto Piccolo sono 454, dai 50 ai 600 mq, con rifiniture di pregio e tutte con affaccio sul mare. “Si spazia dai 400mila euro fino ai 10 milioni – prosegue de Eccher – e sono state vendute prima proprio le abitazioni più costose”. Porto Piccolo riesce a intercettare un target, ovviamente big spender, ma proveniente sia dall’Italia che dall’Europa grazie alla vicinanza degli aeroporti internazionali di Trieste, Venezia, Treviso e Lubiana e in una posizione baricentrica per i Paesi della Mitteleuropa.

Sorgente: L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo | TTG Italia