FEDERALBERGHI FVG: INCREMENTARE FONDI PER RICETTIVITÀ

Un’impresa del turismo su tre in Friuli Venezia Giulia è disposta a effettuare investimenti nel prossimo triennio. La maggior parte punterà a miglioramenti strutturali, ma non mancano tra gli obiettivi la formazione per il personale e il marketing online. Per questo, sottolinea la presidente regionale di Federalberghi Fvg Paola Schneider, «è necessario che la Regione aumenti i finanziamenti a disposizione della ricettività. I 28 milioni di due anni fa sono terminati e certo non può bastare il milione e 900 mila euro stanziato per il 2018».

In foto Luca Penna dell’Unione regionale di Confcommercio Fvg e Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg.
In foto Luca Penna dell’Unione regionale di Confcommercio Fvg e Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg.

L’Osservatorio di Confcommercio Fvg, con il contributo di Format Research, ha raccolto inoltre i dati di un questionario (373 interviste) che puntava ad approfondire l’interesse degli imprenditori a incrementare la qualità della propria azienda analizzando le prospettive di investimento. Ne emerge tra l’altro che il 42% delle imprese del turismo Fvg ha effettuato investimenti negli ultimi tre anni (dal 2015 al 2017), con una propensione più marcata in provincia di Udine (47,2%) e meno in quella di Gorizia (36,1%). Due imprese su tre (65,6%) di quelle che hanno investito lo hanno fatto in formazione del personale, il 16,4% in apertura di nuove sedi, l’8,7% in ristrutturazioni.

Il motivo dei mancati investimenti? L’assenza di necessità principalmente, ma ben il 28% dichiara di non avere avuto a disposizione i fondi necessari, propri, bancari o contributi. L’intenzione è però appunto di continuare a investire nel prossimo triennio: prospettiva che è confermata da oltre il 35% dei casi (39,7% in provincia di Udine, 36% a Pordenone, 34,2% a Trieste, 30,1% a Gorizia).

Più nel dettaglio, delle imprese che intendono investire, il 62,4% pensa a investimenti strutturali e, in particolare per l’efficientamento energetico (44,3%), la gestione dei rifiuti (42,6%), impianti per la sicurezza (31,2%) e l’accessibilità per disabili e anziani (24,1%, erano ammesse risposte multiple). Il 23,6% investirà principalmente invece nella formazione per il personale (47,9% informatica, 21,7% marketing e comunicazione) e il 12,7% nel miglioramento della gestione aziendale (69,2% sviluppo sito web, 51,8% canali social, 33% pubblicità tradizionale). Complessivamente una impresa su quattro ha effettuato investimenti di recente ed è allo stesso tempo intenzionata a proseguire. «Indicatori quindi di una forte propensione degli operatori a migliorare la qualità dell’offerta turistica regionale – sottolinea Schneider – per far fronte alle opportunità del turismo globale. Per questo servono più fondi, e pure una revisione dei rapporti con il sistema bancario».

Sorgente euroregionenews.eu

Albergatori, per voi 200 mila euro a fondo perduto per la vostra struttura alberghiera

A breve si riaprirà la possibilità per gli albergatori del Veneto di richiedere un contributo a fondo perduto per ottenere un miglioramento qualitativo a favore della vostra impresa turistica, mentre per le strutture turistiche del FVG la linea contributiva è già attiva.

Albergatori: Contributi a fondo perduto fino al 50% per la tua struttura
Albergatori: Contributi a fondo perduto fino al 50% per la tua struttura

Da molti anni ci occupiamo di contributi a fondo perduto per il settore turistico con enormi successi sul territorio, per questo abbiamo deciso di offrire un servizio dedicato ai proprietari di strutture turistiche ed ai professionisti che li seguono, per poterli accompagnare nei loro progetti, rendendoli da semplici idee a fatti concreti.

Seguiamo scrupolosamente i progetti per poter supportare i nostri interlocutori nelle varie fasi progettuali, da quella concettuale fino a quella esecutiva conferendo il massimo valore aggiunto.

Dedichiamo le nostre risorse per la creazione di un percorso ottimale che coniughi l’idea sottostante il progetto, la stesura della domanda di contributo incorporando quello che viene richiesto dal bando per far si che il progetto risulti vincente, la realizzazione tecnica dell’investimento secondo un processo continuo di monitoraggio, finalizzato al controllo di tutti gli indicatori.

Riepilogo in breve per quale tipologia di interventi è prevista la possibilità di richiedere contributo:

• lavori di ammodernamento, ampliamento, ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo;
• interventi di qualificazione dei requisiti di servizio e di dotazione;
• acquisto arredi, attrezzature, impianti e strumenti tecnologici connessi all’attività;
• realizzazione di impianti per il miglioramento dell’efficienza energetica;
• realizzazione di aree benessere, piscine e servizi complementari alle strutture.

Il contributo ricevibile sarà al massimo del 40%, secondo la regola “de minimis”, fino ad un massimo di 200 mila euro in conto capitale (a fondo perduto).

Mi rendo disponibile a valutare insieme a voi le possibilità che offre il territorio; non esitate a contattarmi direttamente al +39 3487598645.

 

Consulenza finanziaria: solo 1 cliente su 5 è disposto a pagarla

  • Consob: il 45% degli investitori retail non sa indicare come sia remunerato il proprio financial advisor
  • Solo il 7% si rivolge alla consulenza indipendente
  • Prevalgono i modelli di advisory ristretta e avanzata
Consulenza finanziaria
Consulenza finanziaria

Solo un italiano su tre riceve consigli in materia di investimenti da esperti e crede, inoltre, che questo servizio a valore aggiunto sia completamente gratuito. Il dato emerge dal Rapporto 2017 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane della Consob. Riguardo alla fruizione di servizi di consulenza finanziaria, lo studio rileva che quasi un terzo degli investitori beneficia di raccomandazioni personalizzate ai sensi MiFID, mentre i restanti ricevono consulenza passiva o generica. Nell’ambito dei vari modelli di servizio, rimane residuale la consulenza “indipendente”, riferita a un’ampia gamma di prodotti e remunerata esclusivamente dal cliente (7% degli investitori), mentre prevalgono la consulenza ristretta, che è riferita a un insieme limitato di strumenti finanziari generalmente e messi dallo stesso istituto di credito che eroga consulenza, e quella avanzata, che è applicata a un insieme più ampio di strumenti finanziari e con una valutazione periodica dell’adeguatezza dell’investimento.

Considerando le esigenze che più frequentemente spingono ad avvalersi di un professionista, il Rapporto mette in cima alla lista la pianificazione finanziaria di lungo periodo e la protezione del patrimonio. Nella scelta del consulente, invece, rivestono un ruolo importante sia la fiducia nel professionista sia l’indicazione da parte dell’istituto finanziario di riferimento (rispettivamente, 35% e 34%), mentre le competenze rilevano per una percentuale più contenuta del campione (19%). Ma non è solo una questione di fiducia: le capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance, rispettivamente al 29% e 35% dei casi (29%). Diverso è tuttavia l’atteggiamento nei confronti dei costi del servizio: il 45% degli investitori non sa indicare come sia remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito.

Alla bassa consapevolezza dei costi sostenuti, prosegue il Rapporto, si lega anche la bassa disponibilità a pagare. “In particolare, dopo la sfiducia negli intermediari (indicata nel 40% circa dei casi) i costi si annoverano tra i principali fattori che scoraggiano la domanda di consulenza. Tra i fruitori del servizio, inoltre, in media solo il 20% si dichiara propenso a remunerare il professionista, sebbene il dato aumenti con il grado di personalizzazione delle raccomandazioni ricevute, raggiungendo il 43% tra gli investitori assistiti da consulenza MiFID”. D’altra parte, le rilevazioni della Consob evidenziano la difficoltà a valutare la qualità del servizio ricevuto, oscillando tra il 40% e il 70% la percentuale di intervistati che non sono in grado di indicare alcun elemento di giudizio. Non solo. Tra gli investitori retail emerge “una diffusa riluttanza a informare il professionista degli elementi che egli deve (o può) acquisire ai fini della valutazione di adeguatezza della proposta di investimento”.

In particolare, il 14% degli investitori che ricevono consulenza non ritengono di dover fornire alcuna informazione, mentre nei casi restanti la percentuale di intervistati che indica uno specifico elemento non supera il 36% (il dato è relativo, in particolare, all’obiettivo di investimento). Tale evidenza è coerente con la scarsa attitudine, già ri cordata, a strutturare il processo decisionale in modo da tener conto dei fattori che più rilevano ai fini di scelte di investimento corrette e consapevoli.

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Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Progetto AlpInnoCT: incontro tra i partners di progetto a Trieste dal 4 al 6 ottobre

Condividere, attuare e capitalizzare soluzioni innovative per lo sviluppo del trasporto combinato: questi gli obiettivi degli incontri del progetto AlpInnoCT, che coinvolge partner di cinque Paesi dell’arco alpino (Slovenia, Italia, Austria, Germania e Svizzera), in programma a Trieste dal 4 al 6 ottobre.
AlpInnoCT, acronimo di Alpine Innovation for Combined Transport, punta infatti a migliorare la competitività del trasporto combinato delle merci attraverso un’ottimizzazione integrata e transnazionale dei servizi intermodali.
Il progetto, della durata di 36 mesi, è stato approvato a fine 2016 dal Programma di Cooperazione territoriale transnazionale Interreg Spazio Alpino 2014-2020, con un finanziamento complessivo di tre milioni di euro ed è coordinato dalla Baviera, con la partecipazione nel ruolo di partner della Direzione centrale infrastrutture e territorio della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale di Trieste. Specifico obiettivo della partecipazione regionale al progetto è quello di sviluppare ulteriormente i servizi di trasporto combinato lungo la direttrice intermodale Friuli Venezia Giulia- Austria-Germania.
In particolare, Regione si propone di realizzare lo studio e la valutazione dell’applicazione di soluzioni innovative pilota in materia di trasporto combinato lungo la direttrice tra il Porto di Trieste e le aree produttive della Baviera, d’intesa e in coordinamento con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.
Nel corso dei tre giorni di lavoro, organizzati dalla Direzione centrale infrastrutture e territorio d’intesa con il Porto di Trieste, i quindici partner di progetto si confronteranno per impostare lo strumento del “Dialogue event”, pensato per coinvolgere attivamente i portatori di interesse dell’area nell’attuazione delle attività di progetto, nonché per analizzare lo stato di avanzamento delle attività di ricerca e studio previste, anche nell’attica del contributo da apportare allo sviluppo della strategia macroregionale per la Regione Alpina – EUSALP, il cui gruppo di lavoro transnazionale sui trasporti – Action Group n.4 “inter-modality and interoperability in passenger and freight transport” – è presieduto dal Land Tirolo.
Per l’Italia partecipano al progetto, oltre alla Regione Friuli Venezia Giulia e al Porto di Trieste, l’Unione delle Camere di Commercio del Veneto – Eurosportello – che è responsabile delle attività di promozione e comunicazione, l’Accademia Europea di Bolzano e il Consorzio ZAI Interporto Quadrante Europa di Verona.

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Sorgente: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Progetto AlpInnoCT: incontro tra i partners di progetto a Trieste dal 4 al 6 ottobre

L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo 

Claudio de Eccher(nella foto)
Claudio de Eccher(nella foto)

A tre anni dall’apertura di Porto Piccolo, un progetto luxury che comprende offerta residenziale, yacht club, spa e l’unico hotel 5 stelle lusso del Friuli Venezia Giulia, si pensa già alla seconda fase di sviluppo.

“Abbiamo investito 350 milioni di euro – afferma Claudio de Eccher(nella foto), azionista del gruppo Rizzani de Eccher che ha realizzato il complesso – e altri 170 sono previsti per lo sviluppo della Baia Sistiana lì accanto: un’area di 250mila mq dove realizzeremo una marina per yacht fino a 100 metri”.

Le unità immobiliari presenti a Porto Piccolo sono 454, dai 50 ai 600 mq, con rifiniture di pregio e tutte con affaccio sul mare. “Si spazia dai 400mila euro fino ai 10 milioni – prosegue de Eccher – e sono state vendute prima proprio le abitazioni più costose”. Porto Piccolo riesce a intercettare un target, ovviamente big spender, ma proveniente sia dall’Italia che dall’Europa grazie alla vicinanza degli aeroporti internazionali di Trieste, Venezia, Treviso e Lubiana e in una posizione baricentrica per i Paesi della Mitteleuropa.

Sorgente: L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo | TTG Italia

Appalti: dal 2019 BIM obbligatorio sopra i 100 milioni – BIM

Appalti: dal 2019 BIM obbligatorio sopra i 100 milioni
Dal 2019 BIM obbligatorio sopra i 100 milioni

La prima tappa è fissata al 2019, ma solo per le opere sopra i 100 milioni, con scadenze progressive, per un sistema regolamentare che entrerà a pieno regime nel 2022. E, infine, una corsia preferenziale per i lavori semplici: potranno essere sempre effettuati con i metodi tradizionali. Il decreto del ministero delle Infrastrutture che fisserà il calendario per l’utilizzo del BIM in Italia è entrato nelle settimane chiave. La commissione Baratono, che ha il compito di scrivere il testo, sta prendendo le prime decisioni, con l’obiettivo di chiudere entro fine febbraio. Le scelte, per adesso, sono ancora provvisorie, ma emergono comunque alcuni dettagli molto interessanti per il mercato italiano. L’articolo 23, comma 13 del Codice Appalti stabilisce che un decreto del Ministero delle Infrastrutture dovrà fissare le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà del Building Information Modeling per le amministrazioni e le imprese. Questo percorso andrà valutato “in relazione alla tipologia delle opere da affidare” e alla strategia “di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni”. Per scrivere materialmente il testo, il ministro Graziano Delrio ha messo in piedi una commissione di esperti, guidata da Pietro Baratono, provveditore alle Opere pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna ma, soprattutto, pioniere dell’utilizzo di questo sistema nella pubblica amministrazione italiana. In questi giorni il lavoro della commissione sta arrivando finalmente a conclusione. Per la fine di febbraio dovrebbe essere materialmente chiusa la scrittura del testo. Intanto, però, alcune linee di indirizzo stanno già emergendo e danno spunti molto interessanti sul futuro del settore.

Partiamo dal calendario degli obblighi, tenendo presente che si tratta di decisioni provvisorie, sulle quali c’è sempre la possibilità di un cambio di rotta. L’impostazione della commissione, per adesso, punta a un percorso lento ma di crescita costante per la Pa, partendo da un presupposto: il livello di formazione delle stazioni appaltanti (ma anche di imprese e professionisti) è ancora scarso. Per questo non è pensabile una fuga in avanti con un obbligo generalizzato già nei prossimi mesi. Meglio dare tempo al settore di adeguarsi, seguendo un calendario impostato in tre momenti ben individuati.

Il primo scatterà nel 2019: tra due anni i tempi saranno maturi per l’obbligo. Che, però, dovrebbe riguardare soltanto le grandissime opere, sopra la soglia di 100 milioni. Non saranno molte: secondo i dati del Cresme, nel 2016 sopra questo livello ci sono stati 26 bandi. La seconda fasesarà relativa al triennio 2019-2021. In questo arco di tempo gli obblighi si allargheranno anche ad altri soggetti, poco per volta. Seguendo, però, molto probabilmente un criterio legato alla complessità delle opere e non al loro valore: l’obbligo di usare il BIM, cioè, ci sarà solo per le costruzioni strategiche, con particolari standard di sicurezza, con un alto affollamento di persone ad utilizzarle.

Sul punto, emerge un’altra novità importante: ci sarà sempre una categoria di edifici semplici per i quali il BIM non sarà mai obbligatorio. Ad esempio, la corsia preferenziale ci sarà per i palazzi residenziali senza particolari problematiche di sicurezza. Dal 2022 in poi scatterà la terza fase, con il sistema a pieno regime. Sempre che, nel frattempo, non vengano portate ulteriori correzioni al testo che la commissione sta scrivendo in questi giorni.

(Fonte: Edilizia&Territorio)

Sorgente: Appalti: dal 2019 BIM obbligatorio sopra i 100 milioni – BIM

Nasce un nuovo Fondo Todini Finanziaria entra in Green Arrow Capital.  

Todini Finanziaria entra in Green Arrow Capital conferendo il 100% di Ecos Energia. Nasce il nuovo Fondo per l’Efficientamento Energetico

Todini Finanziaria entra in Green Arrow Capital. Nasce un nuovo Fondo
Luisa Todini
 Green Arrow Capital, boutique di investimento specializzata nel settore delle energie rinnovabili, annuncia la partnership siglata con Todini Finanziaria – che fa capo a Luisa Todini – attraverso l’incorporazione del 100% di Ecos Energia, azienda attiva da circa 10 anni nel settore delle energie rinnovabili. Ecos Energia è specializzata nell’offrire soluzioni tecnologicamente avanzate che permettono l’abbattimento dei costi energetici di esercizio e delle emissioni inquinanti.

Grazie a questa operazione, che rafforza la presenza di Green Arrow Capital nelle attività di efficientamento energetico, nasce il fondo dedicato Green Arrow Capital Clean Energy, un comparto del fondo lussemburghese Green Arrow Capital, che offrirà agli investitori la possibilità di entrare in un settore ad alto potenziale di crescita. Il fondo Green Arrow Capital Clean Energy prevede un obiettivo di raccolta di 150 milioni di euro e sarà caratterizzato da un approccio industriale nella gestione operativa.
Il fondo Green Arrow Capital Clean Energy si propone come strumento alternativo che consente di accompagnare la crescita e la maturità dell’economia locale, focalizzando la propria attenzione su alcune regioni target ad alta potenzialità di sviluppo nel settore dell’efficientamento, al fine di sostenere le realtà imprenditoriali sul territorio.

Luisa Todini, azionista e presidente della holding Todini Finanziaria, commenta così il suo ingresso nel Fondo: “In una fase in cui vengono messi in discussione gli accordi internazionali sul clima, è quanto mai importante l’impegno di tutti a favore dello sviluppo sostenibile e dell’efficientamento energetico. Con Ecos Energia il Gruppo Todini aveva investito da tempo per offrire alle imprese soluzioni energetiche innovative. Oggi Green Arrow Capital rappresenta una giusta evoluzione che coniuga capitale finanziario e efficientamento energetico in una dimensione internazionale, grazie alle competenze dei manager che l’hanno costituita. Il fondo che abbiamo lanciato, Green Arrow Capital Clean Energy, si propone come strumento alternativo in grado di coniugare lo sviluppo efficiente di energie pulite con il ritorno economico per chi decide di investire nel fondo, che siano casse previdenziali, enti pubblici, risparmiatori privati o asset manager”.

Sorgente: Todini Finanziaria entra in Green Arrow Capital. Nasce un nuovo Fondo – Affaritaliani.it

L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

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L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

La tragedia della Grenfell Tower a Londra ha riportato in maniera forte l’attenzione sul tema della sicurezza dell’edilizia residenziale, in Gran Bretagna come nel resto d’Europa, ma a colpire di più sono le forti proteste dei residenti dei borough di Kensington e Chelsea sotto la sede del governo municipale, che testimoniano quanto l’incendio divampato nel grattacielo non possa essere derubricabile come “semplice fatalità”. Se in altre occasioni ci si sarebbe limitati al ricordo delle vittime e ad un’inchiesta per accertare le responsabilità dell’accaduto, l’attuale momento di crisi sociale e politica vissuto dalla Gran Bretagna rappresenta lo sfondo di un conflitto latente da anni in corso a Londra, ovvero quello tra i ricchi proprietari provenienti da tutto il mondo che fanno razzia di case di pregio (e per questo responsabili dell’impennata verso l’alto del mercato immobiliare nel centro della capitale britannica) e coloro che sono invece costretti a vivere in appartamenti di edilizia popolare, dalle condizioni di sicurezza spesso piuttosto dubbie come evidenziato dal caso della Grenfell Tower.

Le negligenze nelle operazioni di soccorso e le voci di un trasferimento degli inquilini superstiti in zone lontane da Kensington e Chelsea, hanno acuito una rabbia che già da mesi si era manifestata in continui appelli a rivedere le condizioni di sicurezza della Grenfell Tower. Ma non c’è solo questo. Quanto accaduto è solo la naturale conseguenza di una cronica mancanza di investimenti sulla messa in sicurezza degli edifici di social housing. Un rapporto del 2011 già stimava che tre quarti degli edifici popolari in Gran Bretagna era a rischio incendio.

Al netto dei numeri, ciò rappresenta una tendenza non solo britannica ma comune anche ad altri paesi europei. Dovrebbe bastare quanto successo a Londra per aprire un dibattito europeo sulle condizioni dell’abitare soprattutto per le categorie più deboli (la maggior parte degli inquilini della Grenfell Tower erano infatti migranti) e sulla necessità di più alloggi popolari e di buona qualità. Si tratta di una questione di civiltà non più rimandabile, che chiama in causa i governi locali ma anche tutti quei soggetti (dai governi regionali fino all’Ue) che non hanno stanziato negli anni abbastanza risorse per fare fronte a un bisogno che negli anni della crisi è sensibilmente aumentato. La svendita del patrimonio immobiliare popolare ha rappresentato parte del problema, soprattutto se in Gran Bretagna come altrove tali proventi non sono stati adeguatamente reinvestiti ma sono serviti per fare cassa e togliere dalla responsabilità del pubblico la gestione di un patrimonio oneroso, sebbene necessario all’inclusione sociale ed economica di una parte sempre più ampia di popolazione.

Riqualificare l’edilizia esistente in maniera smart e sostenibile invece di abbattere e ricostruire per nuovi residenti, in grado di pagare più tasse e usare meno servizi pubblici in quanto più ricchi dei precedenti, rappresenta l’unica soluzione per evitare la “londrizzazione” delle nostre città e garantire mixité sociale nei centri come nelle periferie delle nostre città. La riduzione di ogni forma di esclusione passa necessariamente per un abitare sicuro, una forma di investimento pubblico decisamente più sostenibile sul medio-lungo periodo rispetto a quello focalizzato attorno a parole d’ordine securitarie.

Anche nel recente passato era forse difficile immaginare quante possibili letture diverse avrebbe potuto scatenare una fatalità annunciata come quella che ha colpito la Grenfell Tower. Le contestazioni diffuse verso una May poco empatica (forse perché impegnata in quelle ore a tenere calma la sua fragile maggioranza di governo) e un municipio potente quanto una capitale testimoniano con chiarezza quanto tutti i vari temi menzionati in precedenza siano tenuti assieme da una generalizzata insoddisfazione delle opinioni pubbliche verso quelle diseguaglianze che a Londra possono fare anche la differenza tra vivere in un edificio stabile e sicuro o in uno che non lo è.

Sorgente: L’incendio di Londra è il simbolo del fallimento dell’housing sociale nelle città

H-farm, accordo per acquisizione Little English School di Vicenza

H-Farm, incubatore di start-up di Roncade, Treviso, ha annunciato di aver firmato l’accordo preliminare per l’acquisizione della Little English School di Vicenza. La scuola internazionale, che propone programmi educativi che vanno dall’infanzia alla secondaria, conta attualmente circa 190 alunni che, sommati ai circa 300 della H-International School, porteranno a quasi 500 il numero degli studenti iscritti all’offerta formativa di H-Farm.

«Questa prima operazione dà il via a una strategia di acquisizioni studiate per raggiungere un sempre maggior numero di studenti e implementare progressivamente così un modello di scuola potenziata attraverso gli strumenti e i nuovi modelli economici che il digitale sta portando nell’economia del mondo», ha dichiarato Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm. «La Little English School di Vicenza è una scuola sana, guidata da un team che ha a cuore il futuro dei propri studenti ed è motivata a intraprendere un nuovo percorso che la porterà ad offrire loro le competenze per competere in un mondo del lavoro in profonda trasformazione».

(Ph. H-Farm)

Sorgente: H-farm, accordo per acquisizione Little English School di Vicenza | Vvox

Tar Lombardia: ok al progetto BIM con elementi in 2D

“La base di tutto è certamente un modello tridimensionale, ma questo non significa che ogni oggetto debba essere obbligatoriamente tridimensionale”

Con la sentenza n. 1210/2017 pubblicata il 29 maggio, il Tar Lombardia (Sezione Prima) ricorda in premessa che il Building Information Modeling (BIM) “consiste in una metodologia di progettazione utilizzata nell’ambito delle costruzioni basata sull’integrazione dei diversi elementi progettuali, che consente di realizzare digitalmente accurati modelli virtuali dell’edificio da costruire che contengono con altissima precisione la geometria e gli altri dati necessari per la progettazione, la scelta del contraente, la costruzione e la gestione della vita utile dell’edificio.

Tale metodo di progettazione, consentendo un’analisi e un controllo più analitici ed efficienti rispetto a quelli consentiti dai metodi tradizionali di progettazione (CAD), consente di ottenere un miglior livello di progettazione a costi e tempi di realizzazione ridotti.

Mediante tale strumento si realizza, dunque, una perfetta ed ottimale collaborazione fra i diversi soggetti coinvolti nella progettazione edilizia, anche in considerazione della sempre più sentita esigenza di dati delle infrastrutture, critici, aperti e riutilizzabili.

Secondo il National Institute of Building Sciences (NIBS) presso il National Building Information Modeling Standard (NBIMS), l’obiettivo del BIM è quello di realizzare “un processo più efficiente di pianificazione, progettazione, costruzione, gestione e manutenzione che utilizzi un modello standardizzato di informazioni in formato digitale per ogni edificio, nuovo o esistente, contenente tutte le informazioni create o raccolte su tale edificio in un formato utilizzabile da tutti i soggetti interessati nell’intero ciclo di vita” (NIBS, 2008).

intelligenza artificiale edifici

Come risulta, del resto, dalla lettura delle edizioni italiane delle migliori pubblicazioni sul tema di origine statunitense, il BIM consente un progresso nel settore dell’automazione delle attività correlate ai progetti e ai processi basati su carta verso un flusso di lavoro integrato e interoperabile in cui tali attività sono riunite in un processo coordinato e collaborativo, che promuove al massimo l’aggregazione dei dati per l’acquisizione di informazioni e conoscenze, la capacità di calcolo e la comunicazione web. Mediante questi strumenti è possibile, dunque, porre in essere simulazioni e manipolazioni di modelli fondati sulla realtà al fine di gestire l’ambiente di costruzione seguendo un processo decisionale ripetibile e verificabile, con conseguente riduzione dei rischi e miglioramento della qualità delle azioni e dei prodotti a livello industriale”.

IL TAR LOMBARDIA CONFERMA L’AGGIUDICAZIONE DELL’INCARICO AL RAGGRUPPAMENTO CHE AVEVA PRESENTATO IL PROGETTO BIM CON ALCUNI ELEMENTI IN 2D. Nel caso esaminato dal Tar Milano, le società ricorrenti hanno partecipato in ATI costituenda alla procedura di gara indetta dal comune di Milano per l’aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa di un appalto integrato complesso avente ad oggetto l’affidamento dell’incarico di progettazione definitiva ed esecutiva, nonché dell’esecuzione dei lavori di demolizione, bonifica e ricostruzione di un edificio scolastico elementare.

Con il ricorso le società, classificatesi al secondo posto, hanno impugnato il provvedimento concernente l’aggiudicazione all’ATI costituenda controinteressata dell’appalto integrato succitato, indetto ai sensi dell’art. 53, comma 2, lett. c), del d.lgs. n. 163/2006.

A sostegno del proprio gravame la parte ricorrente ha dedotto tre motivi di ricorso, con i quali ha denunciato, essenzialmente, l’illegittima ammissione alla gara della controinteressata, che sarebbe dovuta essere esclusa per aver presentato un progetto che si discostava da quello previsto dalla lex specialis di gara – il progetto non era interamente in BIM e conteneva a parte degli impianti in 2D – e in ogni caso l’illegittima attribuzione del punteggio alla stessa sotto vari profili.

Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso confermando l’aggiudicazione dell’incarico al raggruppamento che aveva presentato il progetto BIM con alcuni elementi in 2D.

I giudici amministrativi di Milano hanno osservato che “la base di tutto è certamente un modello tridimensionale, ma questo non significa che ogni oggetto debba essere obbligatoriamente tridimensionale. La cosa essenziale è che ogni oggetto includa delle proprietà che vanno oltre la semplice rappresentazione grafica e che siano funzionali alla sua descrizione, in relazione all’obiettivo per cui viene inserito nel modello”.

Per quanto riguarda invece la parte di modello relativa agli impianti, “benché alcuni elementi siano rappresentati in 2D anziché 3D, per come sono stati inseriti nel modello, la rappresentazione risulta congruente con il livello di progettazione definitiva, anche perché le informazioni relative alle quantità sono estraibili sotto forma di abachi.

In particolare, sono verificate anche le parti relative all’impianto elettrico: l’impianto di terra è rappresentato in 2D nel modello nativo di Revit. L’impianto relativo alla forza motrice è rappresentato nel modello nativo di Revit, da cui si evince, tra l’altro, l’abaco delle quantità. L’impianto luci, anch’esso rappresentato in 2D, è descritto in diverse viste”.

Sorgente: Tar Lombardia: ok al progetto BIM con elementi in 2D