Alberghi e resort di lusso: il radar degli investitori punta sull’offerta di qualità

Quasi 600 camere passate di proprietà nel 2017 in Veneto, con cifre record a Venezia. Si compra anche a Vicenza e sul Garda ma il mercato resta sottodimensionato di Eleonora Vallin

Nel 2017 gli investimenti immobiliari nel comparto alberghiero italiano sono risultati pari a 1,19 miliardi, +11,4% rispetto al 2016. Nei primi quattro mesi del 2018 sono stati investiti già 170 milioni.

La performance
L’Italia è decisamente al centro degli investimenti immobiliari turistici stranieri e italiani grazie alla potenza di fuoco di 122 milioni di arrivi e ottime performance di reddito: un ricavo medio per camera occupata a Venezia, la più cara d’Italia, vale 335,7 euro. Solo nel primo quadrimestre dell’anno sono passate di mano 1.200 camere, il 23% a Nord d’Italia. Nel 2017, secondo l’Ufficio Studi Gabetti, sono transate 10 mila camere, di queste 597 erano in Veneto: 2.672 in totale a Nord Italia.

Si punta al lusso
Roma, Milano, Firenze e Venezia sono le città nel radar degli investitori che scelgono alberghi di fascia alta (l’80% del totale) anche se non mancano investimenti in resort e ostelli di nuove concezione (dati Ufficio Studi Gabetti). Tra le top 10, città maggiormente interessate da transazioni immobiliari, spicca anche Vicenza con 7 transazioni nel 2017. Tra i mercati più attivi l’intera provincia Veronese con 21 operazioni immobiliari tra il lago di Garda, Soave e la Valpolicella. «Nel 2017 gli investitori esteri hanno rappresentato circa il 53% del totale investito – si legge nel report – con Francia, Usa e Uk che rappresentano circa il 66% del capitale estero».

Un comparto in buona salute
«Il settore immobiliare turistico italiano è in buona salute. In questo ultimo anno le dinamiche che attraversano il settore alberghiero stanno vivendo forti accelerazioni con un aumento dell’interesse degli operatori internazionali e dei fondi immobiliari verso la nostra destinazione e verso il settore dell’ospitalità» ha chiarito Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi questa primavera a Milano al forum Tourism Investment promosso da PKF e About Hotel. Uno degli elementi fondamentali per spiegare il trend, secondo Confindustria Alberghi, è la grande opera di riqualificazione potata avanti a partire dal 2011 con il tax credit.
Stando all’ultimo studio della Bocconi di Milano Hotels & Chains 2018 gli interessi delle grandi catene alberghiere sarebbero interamente rivolti verso le più importanti e popolate città turistiche italiane come Venezia e Firenze. Per la Bocconi, le catene sono in crescita e i loro modelli di business sono destinati a permeare il tessuto imprenditoriale dell’hospitality italiana. Le grandi catene che operano in Italia oggi sono Hnh Hotels, Accor, Best Western, Melià Hotels International.

Congiuntura Brexit
Anche la Brexit ha inciso sulla rotta degli investimenti in Italia. Oggi la classifica vede Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sul podio. Ma in un’Europa che rappresenta un terzo degli investimenti immobiliari turistici del mondo, l’Italia è ancora un mercato sottodimensionato. «Potrebbe attrarre molti più capitali – ha spiegato alla stampa di settore Tom Leahy di Real capital analytics – la Spagna ha attratto 4 miliardi nel 2017, l’Italia tre miliardi nell’ultimo triennio. Ci aspettiamo ulteriori investimenti nell’immediato futuro».

Chi investe e chi investirà
Tourism Investment Forum ha fatto l’elenco dei principali investitori in Italia nell’ultimo triennio: Jaidah holdings, Marseglia Group, Walton street capital, Benson Elliot, Algonquin, il gruppo Unipol, la Qatar Investment authority, Starhotels, Serenissima e Bnp Paribas. «Non abbiamo niente contro gli operatori stranieri – dice Marco Michielli ai vertici di Confturismo Veneto – ma sarebbe meglio se fossero italiani.

Lo straniero compra e rivende, l’operatore italiano è più legato al territorio ma, dopo 10 anni di crisi, sono pochi quelli che se lo possono permettere e chi ne aveva la possibilità oggi ha il fiato corto. Purtroppo, stiamo svendendo l’Italia». 

Sorgente: Alberghi e resort mattino di padova

Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

I financial advisor hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su investimenti ESG

 

Antonio Bottillo (nella foto)
Antonio Bottillo (nella foto)

Gli investitori italiani hanno fiducia nei loro consulenti, ma vorrebbero un maggior supporto sulla comprensione dei rischi connessi agli investimenti e in termini di pianificazione finanziaria. È quanto emerge dall’ edizione del Global Individual Investor Survey di Natixis Global Asset Management. ’indagine è stata condotta tra 8.300 investitori privati (400 in Italia) in 26 paesi, con un patrimonio netto investibile di circa 100.000 dollari. La ricerca è stata realizzata tra febbraio e marzo 2017. In particolare, secondo l’indagine, gli investitori italiani vorrebbero che i propri consulenti li aiutassero a meglio comprendere i rischi (64%), li consigliassero in termini di pianificazione fiscale (40%) e offrissero loro investimenti che riflettessero i loro valori personali (28%).

I consulenti hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su specifiche strategie quali gli investimenti ESG e gli investimenti alternativi e di assicurarsi che questi comprendano i vantaggi e i rischi associati agli investimenti passivi rispetto a quelli attivi. In generale, nei confronti dell’industria del risparmio gestito gli investitori continuano a provare sentimenti contrastanti, esprimendo un certo scetticismo sulla capacità dei gestori di aiutarli a raggiungere i propri obiettivi finanziari. Solo il 54% ritiene che i gestori offrano un buon rapporto qualità / prezzo, ma necessitano di maggiori garanzie sul fatto che le aziende che gestiscono i loro patrimoni operino nel miglior interesse degli investitori. Il 59% ritiene anche che queste società preferiscano ottenere risultati di breve termine indipendentemente dagli obiettivi di lungo termine degli investitori e solo il 50% crede che le società non siano all’avanguardia per poter superare i limiti dei loro prodotti.

Questo scetticismo, secondo Natixis GAM, è riconducibile ai closet trackers: sono quelle società che applicano commissioni di gestione attiva, ma offrono un basso rapporto qualità / prezzo offrendo rendimenti legati ai benchmark che potrebbero essere ottenuti con fondi passivi che hanno basse commissioni di gestione. Il 65% degli investitori italiani, infatti, si aspetta che i fondi comuni acquistati abbia un portafoglio titoli che sia differente dal mercato.  “L’industria del risparmio gestito deve mantenere le proprie promesse ogni giorno. Per noi questo significa essere un gestore attivo a livello globale. Porre al primo posto gli interessi degli investitori, comprendere le loro sfide e i loro obiettivi e assicurarsi di offrire loro soluzioni di investimento attive adatte alle loro specifiche esigenze sono ciò per cui operiamo” commenta Antonio Bottillo (nella foto), country head di managing director di Natixis Global Asset Management Italy.

Sorgente: Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

Mestre, taglio del nastro del mega ostello all’ex Vempa

Mestre. Dopo il taglio del nastro del mega ostello situato nel ex are Vempa, la struttura aperta da due giorni, è già piena all’80% per cento.  

Inaugurato il nuovo ostello realizzato dal gruppo tedesco A&O in via Ca’ Marcello Taglio del nastro ufficiale venerdì pomeriggio, per il nuovo ostello di via Ca’ Marcello, realizzato dal gruppo tedesco A&O hotels and hostels. (video Candussi)

A tagliare il nastro dell’ostello realizzato dal gruppo alberghiero tedesco AO hotels and hostels all’ex Vempa, l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimiliano De Martin, Oliver Winter, CEO del gruppo tedesco, i progettisti della struttura, l’architetto Sandro Bisà.

L’architetto Sandro Bisà, progettista dell’ ostello di via Ca’ Marcello“Questa sarà la nuova porta di Mestre”. Il progettista del nuovo ostello di via Ca’ Marcello, l’architetto Sandro Bisà, spiega la filosofia e lo stile del complesso turistico (video Artico)

L’ostello aperto da poche ore, ha già fatto il botto: venerdì pomeriggio era pieno all’80 per cento e nei prossimi giorni si stima che si potrebbe sfiorare il 90. Il costo di una stanza (anzi di un letto), varia dai 12 ai 150 euro. Le stanze vanno da due letti (camera doppia uso singolo) agli 8 per le famiglie o i gruppi più numerosi.  Bagni in camera. Ogni stanza è accessoriata con tutto quello che serve, il letto dotato di presa usb, per il caricatore, luce. I ragazzi fino ai 18 non pagano.

La sala colazioni al primo piano può contenere 300 persone, per i gruppi si può prenotare pranzo e cena e se dopo la colazione rimanesse ancora fame, c’è il lunch box.

Guardiania 24 h, garage sotterraneo, presto arriveranno anche le bici.

L'entrata dell'ostello
L’entrata dell’ostello

“E’ un momento di festa per tutti”, ha sottolineato l’assessore De Martin,  “voglio ringraziare chi ha creduto in questo progetto, e soprattutto nella nostra città. Questa struttura è la prima che sorge in quest’area, sino a questo momento considerata di periferia e degrado, ma che invece diventerà un luogo non più di passaggio, ma di passeggio: un’unica passeggiata sino a via Trento, attraversando anche la stazione. Il nostro obiettivo è infatti di creare in questa zona, anche in previsione della realizzazione di altri hotel, una nuova viabilità e un nuovo arredo urbano: speriamo di riuscire a ridare alla città questa ‘nuova’ area entro pochissimi anni”.

Turisti effettuano il check-in nel nuovo ostello di via Ca’ MarcelloVenerdì pomeriggio il nuovo ostello di via Ca’ Marcello aperto solo da poche ore, era già pieno all’80 per cento (video Candussi)

Il complesso, progettato dallo studio Limesland e dall’architetto Sandro Bisà, si snoda su nove piani, con 320 camere per quasi un migliaio di posti letto: aperto dall’inizio di questa settimana sta già registrando una buonissima affluenza, pari a circa l’80% della disponibilità. Sarà presto affiancato da una struttura analoga, per un altro migliaio di posti. Sempre in via Ca’ Marcello si stanno realizzando altri quattro alberghi ad opera del gruppo austriaco Mtk.

La sala colazioni del nuovo ostello realizzato dal gruppo tedesco A&O in via Ca’ MarcelloIl complesso si snoda su nove piani, mille posti letto, una sala colazioni da 300 persone al primo piano (video Candussi)

Nuova Via della Seta: alle stelle gli investimenti cinesi

Rotte della nuova via della seta.
Rotte della nuova via della seta.

Nuova Via della Seta: alle stelle gli investimenti cinesi

Secondo le stime del centro studi che fa capo ad Intesa Sanpaolo, Srm, gli investimenti cinesi per la Belt & Road Initiative si aggireranno tra i 1’000 e i 1’400 miliardi di dollari di investimenti. L’iniziativa, abbreviata in Bri, mira a creare una Via della Seta 2.0 (protagonista per altro di un servizio dedicato che si può trovare qui su Transport) tra estremo oriente e vecchio continente, soprattutto tramite potenziamento e valorizzazione di porti, aeroporti, ferrovie e reti stradali.

Solo nell’area Mediorientale e Nordafricana sarebbero stati previsti 27 miliardi di dollari per progetti di natura portuale ed aeroportuale. Stesso trend per Mediterraneo e Mare del Nord: 3.7 miliardi di dollari investiti nei porti di Ashdod, Pireo, Haifa, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao, Ambarli e Valencia; e per l’Italia è già stato dimostrato forte interesse per i porti di Trieste (da poco diventata Zona Economica Speciale) e Genova-Savona. Il mediterraneo è particolarmente centrale per Pechino, che oltre agli investimenti italiani ha già acquisito quote di maggioranza ad esempio della Port Authoritu del Pireo (tramite Cosco, colosso presente anche nella gestione del canale di Suez), e prima ancora vi era stata l’acquisto della concessione del porto israeliano di Haifa (attraverso Shanghai international port group) per 25 anni. Nella stessa ottica, operazioni simili sono state svolte anche in Turchia. L’Unione Europea, dal canto suo, sembra tutto fuorché entusiasta. Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale Paolo Signorini ha voluto precisare al Sole24Ore che Bruxelles “ha espresso dubbi sul progetto Bri, obiettando, in primo luogo, che la strategia di penetrazione cinese deve, per ottenere il favore della Ue, essere coerente con i progetti europei relativi alle infrastrutture trasportistiche. Bruxelles ha anche sollevato questioni sulla conformità della Cina rispetto alle norme europee, in campi quali la sicurezza sul lavoro e le condizioni dei lavoratori”. E non sarebbe incidentale, prosegue Signorini, “che il nostro presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, sia stato l’unico premier del G7 presente, lo scorso maggio, al Belt and road forum for international cooperation di Pechino”. Per Signorini l’atteggiamento dell’Unione alimenta il sospetto che l’opposizione a Pechino si da imputare, in realtà, alla “a volontà dei Paesi Ue economicamente più forti di dettare, ancora una volta, una loro linea politica”, dato che “a Bri sembra essere impostata in modo che i Paesi dell’Europa meridionale, attraverso i loro porti, diventino i bocchettoni d’ingresso della Cina nella Ue. E una parte dell’Europa si sta opponendo proprio a questo. Se i cinesi hanno intenzione di portare merci, poniamo, nel Württemberg attraverso lo scalo di Vado Ligure, dove la grande compagnia statale di navigazione cinese Cosco e Qingdao port internationl Development di Hong Kong hanno acquisito (ottobre 2016, ndr.) rispettivamente, il 40% e il 9,9% del nuovo terminal container in costruzione (il 50,1% è della danese Apm Terminals-Maersk, ndr.), i Paesi del Centro e Nord Europa interessati si muovono in modo da imporre di poter essere loro, invece, a servire il Württemberg”. Nonostante nell’immediato le stime prevedano una riduzione del traffico container del 1.6%, quindi 640’000 teu su 40.2 milioni totali, il timore dei porti del Mare del Nord è che la nuova Via della Seta renda i porti Mediterranei avversari troppo forti; timore che persiste nonostante non siano mancate al nord operazioni cinesi dello stessa tipologia di quelle portate avanti nell’europa meridionale, principalmente in Olanda e in Germania.

Anche Zeno D’Agostino, presidente di Assoporti, tiene ad evidenziare come debba cambiare il modo di ragionare: «è la conclusione di un ragionamento che interpreta la Via della seta come un mero progetto trasportistico. Ben pochi premier della Ue pensano che a Pechino si vada a parlare di un potenziale mix tra la competenza tecnologica e di know-how europea e quella finanziaria-industriale della Cina. Si pensa invece ai cinesi che vogliono comprare porti e gestire terminal. Ma l’atteggiamento di chiusura verso la Bri da parte della Ue, come ha proposto più di un parlamentare, o di non considerarla neppure, è sbagliato. Che la Bri sia un fattore win per i cinesi è indubbio. Ma i Paesi occidentali devono ragionare sul come farla diventare vincente anche per loro. Perché non puoi fermare il mondo che si evolve». Ma la vera sfida, conclude il presidente, “è incrociare le necessità industriali del mondo cinese con le possibilità e i vantaggi che possiamo dare con il nostro know-how su determinati settori manifatturieri, che sono poi quelli tipici del made in Italy. Sto portando avanti una serie di interlocuzioni con soggetti non solo cinesi ma, in generale, dell’Est del mondo che mi chiedono di venire a localizzare le proprie industrie nel porto franco di Trieste. La strategia win-win è dare un altissimo significato a quella componente di valore aggiunto che abbiamo nelle nostre Pmi e che ha bisogno di una finanza e di una spinta industriale che a noi oggi manca”

Sorgente: Nuova Via della Seta: alle stelle gli investimenti cinesi

 

Lorenzo Barbagli of Prelios Integra 

 Lorenzo Barbagli
Lorenzo Barbagli

Lorenzo Barbagli, Business Development of Prelios Integra, at “I protagonisti” of ilQI TV, presents the evolution of Prelios Group’s company: in in the first half of 2017 Prelios Integra increased its managed assets of 175 properties (645,000 square meters) and has recently been appointed by CDP Investimenti SGR, the real estate asset management company of Cassa Depositi e Prestiti group, to carry out the Project Management services for the redevelopment project of the real estate complex of the former “Colleoni Barracks in Bergamo.

 

Sorgente: Lorenzo Barbagli of Prelios Integra – “I protagonisti” ilQI TV – Prelios

L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo 

Claudio de Eccher(nella foto)
Claudio de Eccher(nella foto)

A tre anni dall’apertura di Porto Piccolo, un progetto luxury che comprende offerta residenziale, yacht club, spa e l’unico hotel 5 stelle lusso del Friuli Venezia Giulia, si pensa già alla seconda fase di sviluppo.

“Abbiamo investito 350 milioni di euro – afferma Claudio de Eccher(nella foto), azionista del gruppo Rizzani de Eccher che ha realizzato il complesso – e altri 170 sono previsti per lo sviluppo della Baia Sistiana lì accanto: un’area di 250mila mq dove realizzeremo una marina per yacht fino a 100 metri”.

Le unità immobiliari presenti a Porto Piccolo sono 454, dai 50 ai 600 mq, con rifiniture di pregio e tutte con affaccio sul mare. “Si spazia dai 400mila euro fino ai 10 milioni – prosegue de Eccher – e sono state vendute prima proprio le abitazioni più costose”. Porto Piccolo riesce a intercettare un target, ovviamente big spender, ma proveniente sia dall’Italia che dall’Europa grazie alla vicinanza degli aeroporti internazionali di Trieste, Venezia, Treviso e Lubiana e in una posizione baricentrica per i Paesi della Mitteleuropa.

Sorgente: L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo | TTG Italia

“Invest in Venice”: impresa e investitori a confronto. “Venezia, area strategica”

 

Camera di Commercio Venezia
“Credete in Venezia perché nei prossimi anni si parlerà della nostra città. Dopo Dubai, Boston, Lisbona, adesso potrebbe essere la nostra grande occasione”. Parla di crescita, prospettive, futuro della città il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in occasione di “Invest in Venice”, l’appuntamento promosso da Confindustria Venezia Rovigo, Regione Veneto e Veneto Promozione per mettere a confronto il mondo dell’impresa con soggetti potenzialmente interessati ad investire sul territorio, che si è svolto venerdì mattina nella sede della Camera di Commercio di Calle Larga XXII marzo a Venezia.

“Il ritorno degli investimenti è legato alla chiarezza delle idee che ci sono sul territorio. Il progetto per questa città lo abbiamo delineato chiaramente e parla dello sviluppo delle sue infrastrutture: porto, aeroporto, ferrovie, connettività e fibra ottica, perché se riparte Venezia possiamo dare il segnale che può ripartire l’Italia. Venezia si è rimessa in moto – ha continuato il primo cittadino – adesso ha bisogno di persone lungimiranti che vogliano investire in progetti industriali nel settore della manifattura, del terziario o del turismo”.

All’incontro, che gli organizzatori vogliono far diventare un appuntamento annuale per raccontare criticità e opportunità dell’area metropolitana di Venezia, sono intervenuti tra gli altri l’assessore allo Sviluppo economico ed energia della Regione Veneto, Roberto Marcato, il presidente di Save, Enrico Marchi, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare adriatico settentrionale, Pino Musolino, il presidente di Unioncamere Veneto, Giuseppe Fedalto, il presidente di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas. Unanime la considerazione che Venezia rappresenti un’area di opportunità strategica, per posizione, infrastrutture e logistica, ruolo internazionale e come catalizzatrice d’interessi, ma che per favorire l’arrivo di capitali sia necessaria l’unità. “Siamo il terminale occidentale della Via della Seta – ha spiegato Pino Musolino – Se vogliamo ragionare in termini di competizione equa dobbiamo essere messi nelle stesse condizioni. Bisogna essere più competitivi e fare sistema”.

“Le idee le hanno tutti – ha detto Marchi, ricordando i 300 milioni di euro investi da Save negli ultimi anni – la capacità deve essere quella di passare dalle parole ai fatti. Sarà importante quello che riusciremo a fare veramente insieme con tenacia e costanza”. Il presidente di Confindustria Veneto ha aggiunto: “Bisogna dare messaggi positivi, come ha fatto il sindaco di Venezia, che ha portato gli investitori cinesi a Porto Marghera, facendo vedere loro che avrebbero avuto convenienza a venire a produrre a Venezia. Il Made in Venice è un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire”.

 venezia
Venezia, rialto

Sorgente: Invest in Venice

Legance e Curtis per compravendita tra Torre Sgr e Fabrica immobiliare Sgr

Legance – Avvocati Associati e Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP hanno agito da advisor delle parti coinvolte nella compravendita di un portafoglio immobiliare tra Torre Sgr e Fabrica Immobiliare Sgr.

Giovanni Maria Benucci
Legance – Avvocati Associati e Curtis,urtis,

Legance – Avvocati Associati ha assistito Torre Sgr nella vendita da parte del fondo “UniCredito Immobiliare Uno” di un portafoglio immobiliare costituito da cinque immobili commerciali al Fondo “Cartesio”, gestito da Fabrica Immobiliare Sgr, nonché di un immobile commerciale a Pam Panorama SpA.

Il team di Legance è stato guidato dal partner Giuseppe Abbruzzese con la senior counsel Elena Generini e l’associate Francesca Ferlazzo e coordinato da Valeria Mercatante general counsel di Torre Sgr.

Per Fabrica Immobiliare Sgr, il team di Curtis è stato coordinato da Carmine Gravina, coadiuvato da Marta Falcone e da Francesco Fortuna nonchè, per gli aspetti di diritto amministrativo, da Francesco Caccioppoli e Giuseppe Calamo.

Per Pam Panorama l’operazione è stata seguita dagli avvocati Roberto Borsatto, Mattia Esposito ed Eleonora Laorente della direzione affari legali del gruppo.

Unicredit MIlano
Unicredit MIlano

Sorgente: Legance e Curtis per compravendita tra Torre Sgr e Fabrica immobiliare Sgr | Monitorimmobiliare.it

Macchine per calzature e pelle, made in Italy a tutto export 

Le tecnologie made in Italy continuano a crescere: nel 2016 fatturato +7,2% a quota 625 milioni di euro, il 75% per le esportazioni. Balzo del 38,4% delle vendite estere sono cresciute del 38,4%. La presidente di Assomac, Gabriella Marchioni Bocca: “Ora puntiamo sull’industria 4.0”

L’industria delle macchine per calzature, pelletteria e conceria made in Italy, nonostante il rallentamento della crescita del commercio mondiale si rafforza sui mercati.

Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
 Il 2016 è stato un anno positivo come confermano i dati presentati all’assemblea annuale di Assomac. Le elaborazioni dell’Ufficio Studi dell’Associazione nazionale costruttori tecnologie per calzature, pelletteria e conceria, parlano chiaro: nel 2016 il fatturato ha messo a segno un ulteriore +7,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 625 milioni di euro. A trainare le vendite sono soprattutto le esportazioni (circa il 75% del fatturato) con quasi 467 milioni di euro (+8,2% rispetto al 2015) a fronte di un import di poco più di 33 milioni di euro, portando così il saldo commerciale del settore a oltre 433 milioni di euro di entrate nette.

“Se possiamo prenderci un merito – dice Gabriella Marchioni Bocca, presidente di Assomac – è il fatto che, nonostante l’incertezza, il nostro settore ha saputo mantenere le posizioni. A fronte di un commercio mondiale che vede ridurre il suo ritmo di crescita, le macchine per calzature, pelletteria e conceria hanno fatto registrare tassi significativamente positivi in tutti i comparti. È il segnale della nostra competitività ma anche di un cambiamento strutturale nei mercati che dobbiamo essere capaci di cavalcare”.

“La nostra crescita è stata un percorso a ostacoli rispetto alle difficoltà che oggi i mercanti pongono ma il trend positivo è chiaro ormai da un quinquennio – prosegue la presidente di Assomac -. Rispetto al 2012, ultimo anno in cui le nostre esportazioni sono diminuite per effetto della crisi internazionale, le vendite estere sono cresciute del 38,4%, un recupero considerevole se pensiamo ai tassi di crescita delle nostre economie occidentali e in particolare dell’economia italiana.

Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac

E quest’anno la crescita è pressoché generalizzata e interessa quasi tutti i comparti e quasi tutte le aree mercato”.

I due principali comparti, quello delle macchine per conceria e quello delle macchine per calzature tradizionali, hanno visto crescere le esportazioni rispettivamente del 9,4% e del 2,1%, mentre le macchine per pelletteria hanno subìto un importante incremento, dovuto ad alcune specifiche commesse. Solo le macchine per calzature in sintetico (gomma e sportive) hanno registrato una frenata, compensata però dagli altri comparti.

I dati dell’export mostrano che anche nel 2016 l’Asia rimane il punto di riferimento. Prima area di mercato con l’assorbimento del 40,2% delle esportazioni italiane nelle macchine per conceria, prima area di mercato con il 40,1% delle macchine per pelletteria (su quest’ultimo comparto, in un solo anno, le esportazioni verso l’Asia sono quasi triplicate) e seconda area mercato con il 28,8% nelle macchine per calzature tradizionali. Anche in tutti e tre i principali comparti le esportazioni italiane verso Europa Orientale e Europa Occidentale sono cresciute e spesso a due cifre. Positivo il trend delle esportazioni verso il Centro-Nord America, mentre in generale si è rilevato un ridimensionamento dell’export verso il Sud America con la sola eccezione delle macchine per pelletteria.

“L’industria 4.0 non è semplicemente uno slogan – conclude Gabriella Marchioni Bocca. – I Paesi europei, gli Stati Uniti e alcuni Paesi dell’America Latina stanno investendo in nuova conoscenza prima ancora che in nuovi macchinari e anche Assomac si sta impegnando in progetti di questo tipo al servizio delle proprie aziende associate, anche attraverso il coinvolgimento della filiera. Questo cambio di prospettiva ci offre una possibilità unica: aiutare l’industria manifatturiera a ripensarsi e per fare questo dobbiamo sempre di più essere alla frontiera tecnologica, cambiare il nostro modo di pensare, sfidarci a essere creativi nella tecnologia così come nella nostra proposta commerciale, senza illuderci che questi possano continuare se non saremo capaci di interpretare la velocità del cambiamento. Le imprese stanno investendo in nuova tecnologia anche in quei Paesi in cui l’industria manifatturiera era in corso di dismissione, ma che oggi ritorna ad essere fondamentale per la velocità di risposta al mercato, l’agilità nella gestione dei piccoli volumi di produzione e la personalizzazione del prodotto”.

L’assemblea è stata anche l’occasione per presentare l’iniziativa Targa Verde che ha l’obbiettivo di promuovere la sostenibilità nel settore delle tecnologie: un percorso volontario che si concretizza in uno strumento a disposizione degli associati, elemento identificativo utile a comprovare al cliente finale i parametri di efficienza, riduzione dell’impatto ambientale e sicurezza operativa delle tecnologie prodotte.

Sorgente: Macchine per calzature e pelle, made in Italy a tutto export – IlGiornale.it

I circoli golf ClubCorp venduti per 1 miliardo 

l’operazione chiusa dal fondo di private equity Apollo,
l’operazione chiusa dal fondo di private equity Apollo,

Il lusso non è più solo abiti o accessori stellari, ma anche e soprattutto stile di vita. A dimostrazione di quanto l’accezione di ‘alta gamma’ si sia estesa notevolmente negli ultimi anni, l’operazione chiusa domenica dal fondo di private equity Apollo, che ha acquisito uno dei player più importanti del golf e dei country club in America, ClubCorp. Il valore dell’operazione è stato di 1,1 miliardi di dollari (circa 960 milioni di euro). Fondato nel 1957, ClubCorp opera tramite oltre 200 proprietà, inclusi golf e country club e sport club negli Usa, Messico e Cina, per un totale di oltre 430mila membri iscritti.

Sorgente: I circoli golf ClubCorp venduti per 1 miliardo – Pambianco News Pambianco News