fbpx

Alberghi e resort di lusso: il radar degli investitori punta sull’offerta di qualità

Quasi 600 camere passate di proprietà nel 2017 in Veneto, con cifre record a Venezia. Si compra anche a Vicenza e sul Garda ma il mercato resta sottodimensionato di Eleonora Vallin

Nel 2017 gli investimenti immobiliari nel comparto alberghiero italiano sono risultati pari a 1,19 miliardi, +11,4% rispetto al 2016. Nei primi quattro mesi del 2018 sono stati investiti già 170 milioni.

La performance
L’Italia è decisamente al centro degli investimenti immobiliari turistici stranieri e italiani grazie alla potenza di fuoco di 122 milioni di arrivi e ottime performance di reddito: un ricavo medio per camera occupata a Venezia, la più cara d’Italia, vale 335,7 euro. Solo nel primo quadrimestre dell’anno sono passate di mano 1.200 camere, il 23% a Nord d’Italia. Nel 2017, secondo l’Ufficio Studi Gabetti, sono transate 10 mila camere, di queste 597 erano in Veneto: 2.672 in totale a Nord Italia.

Si punta al lusso
Roma, Milano, Firenze e Venezia sono le città nel radar degli investitori che scelgono alberghi di fascia alta (l’80% del totale) anche se non mancano investimenti in resort e ostelli di nuove concezione (dati Ufficio Studi Gabetti). Tra le top 10, città maggiormente interessate da transazioni immobiliari, spicca anche Vicenza con 7 transazioni nel 2017. Tra i mercati più attivi l’intera provincia Veronese con 21 operazioni immobiliari tra il lago di Garda, Soave e la Valpolicella. «Nel 2017 gli investitori esteri hanno rappresentato circa il 53% del totale investito – si legge nel report – con Francia, Usa e Uk che rappresentano circa il 66% del capitale estero».

Un comparto in buona salute
«Il settore immobiliare turistico italiano è in buona salute. In questo ultimo anno le dinamiche che attraversano il settore alberghiero stanno vivendo forti accelerazioni con un aumento dell’interesse degli operatori internazionali e dei fondi immobiliari verso la nostra destinazione e verso il settore dell’ospitalità» ha chiarito Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi questa primavera a Milano al forum Tourism Investment promosso da PKF e About Hotel. Uno degli elementi fondamentali per spiegare il trend, secondo Confindustria Alberghi, è la grande opera di riqualificazione potata avanti a partire dal 2011 con il tax credit.
Stando all’ultimo studio della Bocconi di Milano Hotels & Chains 2018 gli interessi delle grandi catene alberghiere sarebbero interamente rivolti verso le più importanti e popolate città turistiche italiane come Venezia e Firenze. Per la Bocconi, le catene sono in crescita e i loro modelli di business sono destinati a permeare il tessuto imprenditoriale dell’hospitality italiana. Le grandi catene che operano in Italia oggi sono Hnh Hotels, Accor, Best Western, Melià Hotels International.

Congiuntura Brexit
Anche la Brexit ha inciso sulla rotta degli investimenti in Italia. Oggi la classifica vede Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sul podio. Ma in un’Europa che rappresenta un terzo degli investimenti immobiliari turistici del mondo, l’Italia è ancora un mercato sottodimensionato. «Potrebbe attrarre molti più capitali – ha spiegato alla stampa di settore Tom Leahy di Real capital analytics – la Spagna ha attratto 4 miliardi nel 2017, l’Italia tre miliardi nell’ultimo triennio. Ci aspettiamo ulteriori investimenti nell’immediato futuro».

Chi investe e chi investirà
Tourism Investment Forum ha fatto l’elenco dei principali investitori in Italia nell’ultimo triennio: Jaidah holdings, Marseglia Group, Walton street capital, Benson Elliot, Algonquin, il gruppo Unipol, la Qatar Investment authority, Starhotels, Serenissima e Bnp Paribas. «Non abbiamo niente contro gli operatori stranieri – dice Marco Michielli ai vertici di Confturismo Veneto – ma sarebbe meglio se fossero italiani.

Lo straniero compra e rivende, l’operatore italiano è più legato al territorio ma, dopo 10 anni di crisi, sono pochi quelli che se lo possono permettere e chi ne aveva la possibilità oggi ha il fiato corto. Purtroppo, stiamo svendendo l’Italia». 

Sorgente: Alberghi e resort mattino di padova

Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh

Giovanni Zoppas assume anche, in qualità di ad, la guida della joint venture tra Lvmh e Marcolin annunciata lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

Cambio al vertice in Marcolin: Giovanni Zoppas è stato nominato vice Presidente esecutivo di Marcolin, mantenendo alcune deleghe di carattere strategico legate alle aree Licenze, Affari internazionali, Risorse Umane, Legale e Comunicazione Istituzionale

Alla guida del gruppo andrà invece Massimo Renon, già operativo nell’azienda da Gennaio 2017 in qualita’ di General Manager Commerciale Mondo.

lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

“Lo scopo di questo cambiamento e’ quello di contribuire al raggiungimento delle migliori performance delle due società garantendo anche l’allineamento degli interessi delle stesse”, ha detto.

Sorgente: Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh – Focus – Corriere delle Alpi

Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

I financial advisor hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su investimenti ESG

 

Antonio Bottillo (nella foto)
Antonio Bottillo (nella foto)

Gli investitori italiani hanno fiducia nei loro consulenti, ma vorrebbero un maggior supporto sulla comprensione dei rischi connessi agli investimenti e in termini di pianificazione finanziaria. È quanto emerge dall’ edizione del Global Individual Investor Survey di Natixis Global Asset Management. ’indagine è stata condotta tra 8.300 investitori privati (400 in Italia) in 26 paesi, con un patrimonio netto investibile di circa 100.000 dollari. La ricerca è stata realizzata tra febbraio e marzo 2017. In particolare, secondo l’indagine, gli investitori italiani vorrebbero che i propri consulenti li aiutassero a meglio comprendere i rischi (64%), li consigliassero in termini di pianificazione fiscale (40%) e offrissero loro investimenti che riflettessero i loro valori personali (28%).

I consulenti hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su specifiche strategie quali gli investimenti ESG e gli investimenti alternativi e di assicurarsi che questi comprendano i vantaggi e i rischi associati agli investimenti passivi rispetto a quelli attivi. In generale, nei confronti dell’industria del risparmio gestito gli investitori continuano a provare sentimenti contrastanti, esprimendo un certo scetticismo sulla capacità dei gestori di aiutarli a raggiungere i propri obiettivi finanziari. Solo il 54% ritiene che i gestori offrano un buon rapporto qualità / prezzo, ma necessitano di maggiori garanzie sul fatto che le aziende che gestiscono i loro patrimoni operino nel miglior interesse degli investitori. Il 59% ritiene anche che queste società preferiscano ottenere risultati di breve termine indipendentemente dagli obiettivi di lungo termine degli investitori e solo il 50% crede che le società non siano all’avanguardia per poter superare i limiti dei loro prodotti.

Questo scetticismo, secondo Natixis GAM, è riconducibile ai closet trackers: sono quelle società che applicano commissioni di gestione attiva, ma offrono un basso rapporto qualità / prezzo offrendo rendimenti legati ai benchmark che potrebbero essere ottenuti con fondi passivi che hanno basse commissioni di gestione. Il 65% degli investitori italiani, infatti, si aspetta che i fondi comuni acquistati abbia un portafoglio titoli che sia differente dal mercato.  “L’industria del risparmio gestito deve mantenere le proprie promesse ogni giorno. Per noi questo significa essere un gestore attivo a livello globale. Porre al primo posto gli interessi degli investitori, comprendere le loro sfide e i loro obiettivi e assicurarsi di offrire loro soluzioni di investimento attive adatte alle loro specifiche esigenze sono ciò per cui operiamo” commenta Antonio Bottillo (nella foto), country head di managing director di Natixis Global Asset Management Italy.

Sorgente: Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

L’operazione è avvenuta per conto del Fondo Cicerone, sottoscritto dalla Cassa Forense

Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement
Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement

Terza acquisizione estera da parte del fondo Cicerone, il fondo immobiliare istituito da Fabrica Sgr a esito della gara indetta dalla Cassa Forense per la selezione di una Sgr cui affidare la gestione di un fondo immobiliare con asset allocation paneuropea, che l’Ente potrà sottoscrivere fino ad 1 miliardo di euro, sia mediante liquidità, sia tramite apporto di immobili.

Dopo Londra e Berlino ora è stata, infatti, la volta di Parigi. Nuova acquisizione di asset, l’operazione, del costo di 35 milioni di euro, è stata condotta da Cicerone Holding, controllata dal Fondo Cicerone gestito da Fabrica Sgr e con il supporto di Cbre Global Investors. Oggetto dell’acquisizione è stato un immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement, icona della Parigi monumentale, sede storica del distretto finanziario e dei grandi magazzini della Belle Epoque, tra cui le celeberrime Galeries Lafayette e Printemps. Si tratta, in particolare, di un cielo-terra storico di pregio, con destinazione d’uso uffici, interamente locato a EF – Education First, leader mondiale nell’organizzazione di corsi di lingue, viaggi studio e opportunità di scambi culturali.

“Questa nuova operazione oltre confine aggiunge un ulteriore tassello alla costituzione di un portafoglio di immobili di straordinario pregio, in linea con il profilo di rischio cui la stessa Cassa Forense pone costante attenzione”, ha commentato Giovanni Maria Benucci, ceo di Fabrica Sgr, mentre Sandro Campora, country manager Italy di Cbre Global Investors, ha aggiunto che l’mmobile di pregio “assicura un flusso di entrate costante nel lungo termine grazie, a un tenant affidabile” e che, in generale, “si tratta di una nuova solida acquisizione per il portafoglio paneuropeo dedicato al fondo”.

Sorgente: Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

Nasce il Fondo per prestare denaro alle Pmi italiane 

Sottoscritto un accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, che punta 50 milioni. L’ad Di Carlo: “Siamo collaboratori e non concorrenti delle banche. Gli imprenditori italiani sono cinque volte più rapidi dei loro competitor esteri”

MILANO – Riportare l’attività delle banche alle tecniche di valutazione del rischio ante Testo Unico del 1993, quando, con l’introduzione della banca universale, si è interrotto il processo di formazione delle professionalità in grado di accompagnare le imprese nel finanziamento dei loro progetti con obiettivi di medio-lungo termine. Invece, nell’industria bancaria si sono progressivamente confusi ruoli e specializzazioni: così, dall’anticipo delle fatture all’erogazione di prestiti di ampia portata, si è avuto un appiattimento del ruolo dei bancari, si sono accentrate e meccanizzate le decisioni, si è perso il contatto con il tessuto industriale. Con l’esito, insieme ad altri fattori quali la crisi economica senza precedenti, di ritrovarsi con una montagna di crediti difficili da far rientrare.

Parte da questo assunto Massimo Di Carlo, amministratore delegato della Sgr Springrowth con un corposo passato in Mediobanca, dove ha gestito uno dei portafogli di crediti corporate che hanno mostrato maggior resistenza alla crisi, nel presentare il Fondo di Credito Diversificato per le imprese, fondo d’investimento alternativo (chiuso e riservato) di otto anni con mezzo miliardo di euro di raccolta come target, pronto a investire in media 4-5 milioni su cento piccole e medie imprese italiane. Iniziativa fresca del riconoscimento del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), che ha deciso di puntarvi 50 milioni e ha siglato un accordo con Springrowth.

“Vogliamo ricreare nella nostra Sgr, con strumenti moderni e professionalità mirate, la capacità di ‘stare sull’impresa’ e a favore della stessa”. Il fondo di private debt si pone come “collaboratore” del mondo bancario, non come suo concorrente, e punta a investire per l’80 per cento in prestiti bancari. In seconda battuta, indicativamente per il 20 per cento delle cartucce disponibili, in minibond o bond senior, garantiti e non, emessi dalle società target.

In tempi di ripresa in rafforzamento, su quali settori si punterà? “Prevediamo di concentrare al massimo il 20 per cento delle risorse in un singolo settore, puntiamo ad essere una proxy dell’economia italiana”, spiega Di Carlo. Esclusi i comparti della finanza, del gioco d’azzardo, del real estate, della Pubblica amministrazione e quelli legati ad armi ed alcool. “Per il resto, andremo a cercare ovunque: lusso, alimentare, meccanica tradizionale e di precisione. Sappiamo che ci sono imprenditori straordinari, capaci di essere cinque volte più veloci dei loro competitor in altri Paesi e che sanno vendere in tutto il mondo, anche in periodi difficili”.

Quanto al rendimento atteso, “è difficile quantificarlo oggi, considerato che andremo ad investire lungo un arco di 5 anni”. Ma cercando di “beneficiare di un innalzamento della curva dei rendimenti e degli spread futuri, come è lecito attendersi nel medio termine, a maggior ragione laddove si avessero cambiamenti di politica monetaria, agli investitori diciamo che puntiamo al 3,5% lordo sopra l’Euribor. Ma credo che possa essere sottostimato”.

Di Carlo, che non esclude in futuro di far evolvere la Sgr verso il private equity o i fondi di turnaround o gestione dei crediti difficili, sottolinea quanto

gli investitori istituzionali apprezzino “il profilo rischio/rendimento, dato l’investimento in un portafoglio di credito senior molto diversificato, e la possibilità di beneficiare di futuri rialzi dei tassi, investendo prevalentemente in finanziamenti a tasso variabile”.

Sorgente: Nasce il Fondo da mezzo miliardo per prestare denaro alle Pmi italiane – Repubblica.it

Mestre, taglio del nastro del mega ostello all’ex Vempa

Mestre. Dopo il taglio del nastro del mega ostello situato nel ex are Vempa, la struttura aperta da due giorni, è già piena all’80% per cento.  

Inaugurato il nuovo ostello realizzato dal gruppo tedesco A&O in via Ca’ Marcello Taglio del nastro ufficiale venerdì pomeriggio, per il nuovo ostello di via Ca’ Marcello, realizzato dal gruppo tedesco A&O hotels and hostels. (video Candussi)

A tagliare il nastro dell’ostello realizzato dal gruppo alberghiero tedesco AO hotels and hostels all’ex Vempa, l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimiliano De Martin, Oliver Winter, CEO del gruppo tedesco, i progettisti della struttura, l’architetto Sandro Bisà.

L’architetto Sandro Bisà, progettista dell’ ostello di via Ca’ Marcello“Questa sarà la nuova porta di Mestre”. Il progettista del nuovo ostello di via Ca’ Marcello, l’architetto Sandro Bisà, spiega la filosofia e lo stile del complesso turistico (video Artico)

L’ostello aperto da poche ore, ha già fatto il botto: venerdì pomeriggio era pieno all’80 per cento e nei prossimi giorni si stima che si potrebbe sfiorare il 90. Il costo di una stanza (anzi di un letto), varia dai 12 ai 150 euro. Le stanze vanno da due letti (camera doppia uso singolo) agli 8 per le famiglie o i gruppi più numerosi.  Bagni in camera. Ogni stanza è accessoriata con tutto quello che serve, il letto dotato di presa usb, per il caricatore, luce. I ragazzi fino ai 18 non pagano.

La sala colazioni al primo piano può contenere 300 persone, per i gruppi si può prenotare pranzo e cena e se dopo la colazione rimanesse ancora fame, c’è il lunch box.

Guardiania 24 h, garage sotterraneo, presto arriveranno anche le bici.

L'entrata dell'ostello
L’entrata dell’ostello

“E’ un momento di festa per tutti”, ha sottolineato l’assessore De Martin,  “voglio ringraziare chi ha creduto in questo progetto, e soprattutto nella nostra città. Questa struttura è la prima che sorge in quest’area, sino a questo momento considerata di periferia e degrado, ma che invece diventerà un luogo non più di passaggio, ma di passeggio: un’unica passeggiata sino a via Trento, attraversando anche la stazione. Il nostro obiettivo è infatti di creare in questa zona, anche in previsione della realizzazione di altri hotel, una nuova viabilità e un nuovo arredo urbano: speriamo di riuscire a ridare alla città questa ‘nuova’ area entro pochissimi anni”.

Turisti effettuano il check-in nel nuovo ostello di via Ca’ MarcelloVenerdì pomeriggio il nuovo ostello di via Ca’ Marcello aperto solo da poche ore, era già pieno all’80 per cento (video Candussi)

Il complesso, progettato dallo studio Limesland e dall’architetto Sandro Bisà, si snoda su nove piani, con 320 camere per quasi un migliaio di posti letto: aperto dall’inizio di questa settimana sta già registrando una buonissima affluenza, pari a circa l’80% della disponibilità. Sarà presto affiancato da una struttura analoga, per un altro migliaio di posti. Sempre in via Ca’ Marcello si stanno realizzando altri quattro alberghi ad opera del gruppo austriaco Mtk.

La sala colazioni del nuovo ostello realizzato dal gruppo tedesco A&O in via Ca’ MarcelloIl complesso si snoda su nove piani, mille posti letto, una sala colazioni da 300 persone al primo piano (video Candussi)

Lorenzo Barbagli of Prelios Integra 

 Lorenzo Barbagli
Lorenzo Barbagli

Lorenzo Barbagli, Business Development of Prelios Integra, at “I protagonisti” of ilQI TV, presents the evolution of Prelios Group’s company: in in the first half of 2017 Prelios Integra increased its managed assets of 175 properties (645,000 square meters) and has recently been appointed by CDP Investimenti SGR, the real estate asset management company of Cassa Depositi e Prestiti group, to carry out the Project Management services for the redevelopment project of the real estate complex of the former “Colleoni Barracks in Bergamo.

 

Sorgente: Lorenzo Barbagli of Prelios Integra – “I protagonisti” ilQI TV – Prelios

L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo 

Claudio de Eccher(nella foto)
Claudio de Eccher(nella foto)

A tre anni dall’apertura di Porto Piccolo, un progetto luxury che comprende offerta residenziale, yacht club, spa e l’unico hotel 5 stelle lusso del Friuli Venezia Giulia, si pensa già alla seconda fase di sviluppo.

“Abbiamo investito 350 milioni di euro – afferma Claudio de Eccher(nella foto), azionista del gruppo Rizzani de Eccher che ha realizzato il complesso – e altri 170 sono previsti per lo sviluppo della Baia Sistiana lì accanto: un’area di 250mila mq dove realizzeremo una marina per yacht fino a 100 metri”.

Le unità immobiliari presenti a Porto Piccolo sono 454, dai 50 ai 600 mq, con rifiniture di pregio e tutte con affaccio sul mare. “Si spazia dai 400mila euro fino ai 10 milioni – prosegue de Eccher – e sono state vendute prima proprio le abitazioni più costose”. Porto Piccolo riesce a intercettare un target, ovviamente big spender, ma proveniente sia dall’Italia che dall’Europa grazie alla vicinanza degli aeroporti internazionali di Trieste, Venezia, Treviso e Lubiana e in una posizione baricentrica per i Paesi della Mitteleuropa.

Sorgente: L’offerta luxury del Friuli: al via la seconda fase di Porto Piccolo | TTG Italia

“Invest in Venice”: impresa e investitori a confronto. “Venezia, area strategica”

 

Camera di Commercio Venezia
“Credete in Venezia perché nei prossimi anni si parlerà della nostra città. Dopo Dubai, Boston, Lisbona, adesso potrebbe essere la nostra grande occasione”. Parla di crescita, prospettive, futuro della città il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in occasione di “Invest in Venice”, l’appuntamento promosso da Confindustria Venezia Rovigo, Regione Veneto e Veneto Promozione per mettere a confronto il mondo dell’impresa con soggetti potenzialmente interessati ad investire sul territorio, che si è svolto venerdì mattina nella sede della Camera di Commercio di Calle Larga XXII marzo a Venezia.

“Il ritorno degli investimenti è legato alla chiarezza delle idee che ci sono sul territorio. Il progetto per questa città lo abbiamo delineato chiaramente e parla dello sviluppo delle sue infrastrutture: porto, aeroporto, ferrovie, connettività e fibra ottica, perché se riparte Venezia possiamo dare il segnale che può ripartire l’Italia. Venezia si è rimessa in moto – ha continuato il primo cittadino – adesso ha bisogno di persone lungimiranti che vogliano investire in progetti industriali nel settore della manifattura, del terziario o del turismo”.

All’incontro, che gli organizzatori vogliono far diventare un appuntamento annuale per raccontare criticità e opportunità dell’area metropolitana di Venezia, sono intervenuti tra gli altri l’assessore allo Sviluppo economico ed energia della Regione Veneto, Roberto Marcato, il presidente di Save, Enrico Marchi, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare adriatico settentrionale, Pino Musolino, il presidente di Unioncamere Veneto, Giuseppe Fedalto, il presidente di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas. Unanime la considerazione che Venezia rappresenti un’area di opportunità strategica, per posizione, infrastrutture e logistica, ruolo internazionale e come catalizzatrice d’interessi, ma che per favorire l’arrivo di capitali sia necessaria l’unità. “Siamo il terminale occidentale della Via della Seta – ha spiegato Pino Musolino – Se vogliamo ragionare in termini di competizione equa dobbiamo essere messi nelle stesse condizioni. Bisogna essere più competitivi e fare sistema”.

“Le idee le hanno tutti – ha detto Marchi, ricordando i 300 milioni di euro investi da Save negli ultimi anni – la capacità deve essere quella di passare dalle parole ai fatti. Sarà importante quello che riusciremo a fare veramente insieme con tenacia e costanza”. Il presidente di Confindustria Veneto ha aggiunto: “Bisogna dare messaggi positivi, come ha fatto il sindaco di Venezia, che ha portato gli investitori cinesi a Porto Marghera, facendo vedere loro che avrebbero avuto convenienza a venire a produrre a Venezia. Il Made in Venice è un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire”.

 venezia
Venezia, rialto

Sorgente: Invest in Venice

Legance e Curtis per compravendita tra Torre Sgr e Fabrica immobiliare Sgr

Legance – Avvocati Associati e Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP hanno agito da advisor delle parti coinvolte nella compravendita di un portafoglio immobiliare tra Torre Sgr e Fabrica Immobiliare Sgr.

Giovanni Maria Benucci
Legance – Avvocati Associati e Curtis,urtis,

Legance – Avvocati Associati ha assistito Torre Sgr nella vendita da parte del fondo “UniCredito Immobiliare Uno” di un portafoglio immobiliare costituito da cinque immobili commerciali al Fondo “Cartesio”, gestito da Fabrica Immobiliare Sgr, nonché di un immobile commerciale a Pam Panorama SpA.

Il team di Legance è stato guidato dal partner Giuseppe Abbruzzese con la senior counsel Elena Generini e l’associate Francesca Ferlazzo e coordinato da Valeria Mercatante general counsel di Torre Sgr.

Per Fabrica Immobiliare Sgr, il team di Curtis è stato coordinato da Carmine Gravina, coadiuvato da Marta Falcone e da Francesco Fortuna nonchè, per gli aspetti di diritto amministrativo, da Francesco Caccioppoli e Giuseppe Calamo.

Per Pam Panorama l’operazione è stata seguita dagli avvocati Roberto Borsatto, Mattia Esposito ed Eleonora Laorente della direzione affari legali del gruppo.

Unicredit MIlano
Unicredit MIlano

Sorgente: Legance e Curtis per compravendita tra Torre Sgr e Fabrica immobiliare Sgr | Monitorimmobiliare.it