Alberghi e resort di lusso: il radar degli investitori punta sull’offerta di qualità

Quasi 600 camere passate di proprietà nel 2017 in Veneto, con cifre record a Venezia. Si compra anche a Vicenza e sul Garda ma il mercato resta sottodimensionato di Eleonora Vallin

Nel 2017 gli investimenti immobiliari nel comparto alberghiero italiano sono risultati pari a 1,19 miliardi, +11,4% rispetto al 2016. Nei primi quattro mesi del 2018 sono stati investiti già 170 milioni.

La performance
L’Italia è decisamente al centro degli investimenti immobiliari turistici stranieri e italiani grazie alla potenza di fuoco di 122 milioni di arrivi e ottime performance di reddito: un ricavo medio per camera occupata a Venezia, la più cara d’Italia, vale 335,7 euro. Solo nel primo quadrimestre dell’anno sono passate di mano 1.200 camere, il 23% a Nord d’Italia. Nel 2017, secondo l’Ufficio Studi Gabetti, sono transate 10 mila camere, di queste 597 erano in Veneto: 2.672 in totale a Nord Italia.

Si punta al lusso
Roma, Milano, Firenze e Venezia sono le città nel radar degli investitori che scelgono alberghi di fascia alta (l’80% del totale) anche se non mancano investimenti in resort e ostelli di nuove concezione (dati Ufficio Studi Gabetti). Tra le top 10, città maggiormente interessate da transazioni immobiliari, spicca anche Vicenza con 7 transazioni nel 2017. Tra i mercati più attivi l’intera provincia Veronese con 21 operazioni immobiliari tra il lago di Garda, Soave e la Valpolicella. «Nel 2017 gli investitori esteri hanno rappresentato circa il 53% del totale investito – si legge nel report – con Francia, Usa e Uk che rappresentano circa il 66% del capitale estero».

Un comparto in buona salute
«Il settore immobiliare turistico italiano è in buona salute. In questo ultimo anno le dinamiche che attraversano il settore alberghiero stanno vivendo forti accelerazioni con un aumento dell’interesse degli operatori internazionali e dei fondi immobiliari verso la nostra destinazione e verso il settore dell’ospitalità» ha chiarito Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi questa primavera a Milano al forum Tourism Investment promosso da PKF e About Hotel. Uno degli elementi fondamentali per spiegare il trend, secondo Confindustria Alberghi, è la grande opera di riqualificazione potata avanti a partire dal 2011 con il tax credit.
Stando all’ultimo studio della Bocconi di Milano Hotels & Chains 2018 gli interessi delle grandi catene alberghiere sarebbero interamente rivolti verso le più importanti e popolate città turistiche italiane come Venezia e Firenze. Per la Bocconi, le catene sono in crescita e i loro modelli di business sono destinati a permeare il tessuto imprenditoriale dell’hospitality italiana. Le grandi catene che operano in Italia oggi sono Hnh Hotels, Accor, Best Western, Melià Hotels International.

Congiuntura Brexit
Anche la Brexit ha inciso sulla rotta degli investimenti in Italia. Oggi la classifica vede Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sul podio. Ma in un’Europa che rappresenta un terzo degli investimenti immobiliari turistici del mondo, l’Italia è ancora un mercato sottodimensionato. «Potrebbe attrarre molti più capitali – ha spiegato alla stampa di settore Tom Leahy di Real capital analytics – la Spagna ha attratto 4 miliardi nel 2017, l’Italia tre miliardi nell’ultimo triennio. Ci aspettiamo ulteriori investimenti nell’immediato futuro».

Chi investe e chi investirà
Tourism Investment Forum ha fatto l’elenco dei principali investitori in Italia nell’ultimo triennio: Jaidah holdings, Marseglia Group, Walton street capital, Benson Elliot, Algonquin, il gruppo Unipol, la Qatar Investment authority, Starhotels, Serenissima e Bnp Paribas. «Non abbiamo niente contro gli operatori stranieri – dice Marco Michielli ai vertici di Confturismo Veneto – ma sarebbe meglio se fossero italiani.

Lo straniero compra e rivende, l’operatore italiano è più legato al territorio ma, dopo 10 anni di crisi, sono pochi quelli che se lo possono permettere e chi ne aveva la possibilità oggi ha il fiato corto. Purtroppo, stiamo svendendo l’Italia». 

Sorgente: Alberghi e resort mattino di padova

La Lir di Mister Geox è pronta a investire a Jesolo

 La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca.
La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca.

JESOLO. La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca. C’è la famiglia Moretti Polegato dietro alla grande operazione che segue il concordato per i due hotel della galassia Giannetti, il Casa Bianca appunto, e il Monaco&Quisisana.

I problemi finanziari della nota famiglia di albergatori hanno portato al tracollo e alla perdita delle numerose strutture ricettive tra Jesolo e Roma.

È di questi giorni la notizia che la Lir, holding di partecipazioni e di investimento che fa capo a mr Geox, ha chiuso il 2017 con un fatturato complessivo sopra il miliardo di euro. Ecco perché assieme alla famiglia di albergatori jesolani Menazza ci sarebbe quale partner “pesante” la famiglia di Mario Moretti Polegato che ha sempre espresso interesse per una struttura come il Casa Bianca. Un’iniezione importante di liquidità, necessaria per un simile investimento dopo che il Monaco&Quisisana era finito anche all’asta, per circa 5 milioni di euro, poi ritirata in attesa della conclusione del concordato con il tribunale. Per quest’estate ormai i due alberghi non saranno più aperti. C’era ancora qualche speranza per il Casa Bianca che si poteva prendere magari inizialmente in affitto.

La famiglia Menazza aveva chiesto di poter subentrare intanto al Monaco&Quisisana con questa formula più agile e meno impegnativa finanziariamente in attesa dell’acquisto. Ma ormai non ci sono più i tempi.

Falso allarme anche la pulizia del giardino e il taglio dell’erba al Casa Bianca, affacciato sull’omonima piazza, deciso per una forma di decoro e rispetto della città su richiesta del rampollo della famiglia Giannetti, quel Gabriele Giannetti che è figlio del capostipite Aldo, fondatore della dinastia di albergatori. Proprio Gabriele, manager con laurea in Filosofia a Milano, si è trovato a gestire questa difficile fase del tracollo di una famiglia che ha fatto la storia del turismo a Jesolo.

Aldo, oggi anziano e ritirato, era stato anche presidente dell’Aja, albergatore austero e grande lavoratore. Si intrecciano dunque varie storie di albergatori jesolani, perché i Menazza rappresentano un altro gruppo influente al lido, con più alberghi che il patriarca, il compianto Gino Menazza, ha creato con la moglie Marsica, ancora attivissima, e i figli Igor e Daniel. Questi sono famosi anche negli ambienti della mondanità dopo aver organizzato numerose feste a bordo piscina in collaborazione con locali come Il Muretto, ospitato addirittura le riprese del film che vedeva protagonista il discusso Fabrizio

Corona. Un gruppo compatto, forte dell’unità familiare, che da solo però non avrebbe intrapreso questa nuova avventura. E, infatti, con un rinforzo del calibro di Geox potrebbe essere tutto più facile. Ora l’operazione dovrebbe essere rinviata a fine stagione, tra settembre e ottobre.

Fiumicino non raddoppia. Ma i Benetton hanno il piano B. L’Aeroporto avrà una nuova Business city

L’Aeroporto fiumicino avrà una nuova Business city
L’Aeroporto fiumicino avrà una nuova Business city
In attesa che il progetto di raddoppio dell’aeroporto possa decollare, dopo anni di “stop and go” e polemiche a non finire, a Fiumicino i Benetton provano a farsi un maxi centro direzionale. Il progetto, nelle sue grandi linee, era stato annunciato a maggio scorso. Ora però Adr, la società che fa capo alla famiglia di Ponzano Veneto e gestisce il Leonardo da Vinci, è passata ai fatti con un documento che svela i dettagli dell’operazione. L’atto, firmato venerdì da Filippo Maria Carbonari, Direttore real estate di Adr, si presenta come un “avviso di avvio attività di dialogo e promozione di un’iniziativa immobiliare finalizzata alla realizzazione di un complesso direzionale presso l’aeroporto”. Il progetto, scorrendo le carte, non solo prevede 77mila mq di uffici “ispirati ai principi del co-working”, ma anche 8.600 mq dedicati “al mondo del retail e del food & beverage”, 5.200 mq destinati a spazi congressuali e 41mila mq “di giardini e percorsi pedonali”. Ai piedi dei sette edifici, che per ora dovrebbero comporre quella che è già stata ribattezzata “Business city”, secondo il documento saranno presenti “un supermercato, palestra con centro benessere, centro medico, centro congressi, asilo, negozi, servizi alla persona e ristoranti”. Per far tutto questo Adr, controllata dalla holding Atlantia guidata dall’Ad Giovanni Castellucci, intende aprire una fase discouting per capire quanti operatori siano interessati alle varie parti del progetto. Successivamente si aprirà una fase di “prequalifica” tra gli operatori stessi, seguita da una fase di competizione per l’aggiudicazione degli spazi. L’operazione, a stare al crono programma, dovrebbe concludersi nel 2024. Dipenderà molto anche da come lavorerà l’unico consulente immobiliare finora scelto da Adr, ovvero Bnp Paribas Real Estate Advisory. Quanto ai costi dell’operazione, sempre le carte parlano di 190 milioni di euro (almeno per il momento).

Certo, gli osservatori più attenti non si nascondono che l’obiettivo principale dei Benetton resta il raddoppio dell’aeroporto, sfruttando anche i terreni di proprietà dello gruppo. Un’ambizione, quest’ultima, che tutto compreso arriverebbe a sfiorare i 20 miliardi di euro. E chissà che il lancio della nuova “Business city”, ammesso e non concesso che raccolga operatori interessati a essere coinvolti nel progetto, non si inserisca nel più vasto obiettivo perseguito da Aeroporti di Roma. I soldi non mancano, a giudicare da come i Benetton sono andati alla conquista delle autostrade spagnole (vedi Abertis) e di una quota del Tunnel della Manica. Segno, neanche a dirlo, che le concessioni pubbliche ottenute in Italia (autostradali e non) fruttano un sacco di risorse economiche. Quanto al raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino e al lancio della “Business city”, però, bisognerà vedere anche la capacità di sfondamento “lobbistico” del gruppo.

Sorgente: lanotiziagiornale.it

Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza

Italian Exhibition Group ha presentato oggi il progetto di riqualificazione del quartiere fieristico vicentino. L’investimento stanziato è di 35 milioni di euro, così come previsto dal piano industriale del gruppo, approvato lo scorso dicembre dal CDA. Il nuovo padiglione 2 della fiera avrà una superficie lorda di 26mila metri quadri e sarà costruito su due livelli. L’investimento rappresenta un elemento strategico di sviluppo, non solo per l’area espositiva, ma per VicenzaOro, manifestazione di punta del polo, nello specifico.

Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza
Un rendering del nuovo padiglione 2 dell’area fieristica di Vicenza

“Negli ultimi tre anni, in particolare – si legge nella nota ufficiale-, nonostante le dinamiche di mercato non favorevoli, VicenzaOro ha rafforzato il suo ruolo in Europa e Medio Oriente. Motore di sviluppo della manifestazione è stato l’investimento che, nel 2015, è stato fatto sul padiglione 7. Offrendo spazi più moderni e funzionali, l’intervento ha permesso di ridisegnare la mappa degli espositori in community, mettere a punto il format di successo The Boutique Show e, di fatto, dare il via all’upgrade della fiera attraendo grandi brand e importanti operatori”.

L’edizione 2018 di VicenzaOro September è in programma dal 22 al 26 settembre prossimi.

Sorgente : Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza

Maxi residence a Jesolo. Un progetto da 75 milioni

Il piano già approvato dal Comune è firmato dall’archistar di New York Richard Meier. Sorgerà in via Levantina nell’area dell’ex Colonia: 99 superappartamenti, hotel e garage interrati di Giovanni Cagnassi

JESOLO. Un progetto da 75 milioni di euro, nasce al lido “The Summer Houses – Design District”, residence con 99 appartamenti e albergo in via Levantina, fronte mare.

Le costruzioni ad uso turistico non si fermano e Jesolo prosegue nella sua lenta opera di rinnovamento con la costruzione di un complesso che diventerà uno dei più grandi sul litorale. Ancora una ricettività destinata a un target molto alto, che ormai ha preso il sopravvento nella Jesolo del futuro. I turisti con disponibilità economiche che scelgono la località per la sua posizione strategica, la spiaggia, l’intrattenimento ad ampio raggio, la vicinanza a Venezia.

Con queste premesse, gli investimenti non mancano perché chi ha soldi da spendere non ci pensa troppo quando si tratta di soggiornare in strutture di altissimi livello o di acquistare ville e appartamenti lussuosi. La Massimo Frontoni Avvocati, con un team formato dal fondatore Massimo Frontoni e da Andrea Mattioli, ha ricevuto l’incarico di assistere la società Ponente Italia srl e Stella del Mar srl, con gli sponsor Kronberg International – Berlin e RIV Group Sas – Jesolo.

Seguirà tutta la parte contrattualistica che è alla base della realizzazione del complesso urbanistico “The Summer Houses – Design District”. Contratti di direzione lavori, contratti con gli appaltatori e tutto quanto attiene al progetto. Sorgerà sulle aree di proprietà di Stella del Mar Srl, in corrispondenza del numero civico 241 di via Levantina, poco distante dal complesso Jesolo Lido Village.

La ex colonia è stata rasa al suolo, aprendo questa ulteriore finestra sul mare tra la zona dell’ospedale e piazza Milano che sta diventando davvero il tratto di litorale più prestigioso dopo gli anni delle piazze e dei grattacieli che hanno deluso le aspettative del mercato turistico e immobiliare.

La concessione edilizia è stata rilasciata il 16 marzo 2018 dal Comune. Il totale degli investimenti previsti è di 50 milioni di euro per la parte residenziale e altri 25 milioni per l’albergo che completerà il quadro delle strutture ricettive “stellate” al lido.

Progetto dell’archistar Richard Meier di New York che a Jesolo ha già sperimentato il suo genio allo Jesolo Lido Village. Novantanove saranno le unità residenziali oltre a una struttura ricettiva residence e hotel cinque stelle con garage interrato.

Il lotto è una delle ultime aree edificabili sul fronte mare in questa location di lusso e si estende su una superficie di complessivi 11.500 mq con forma rettangolare di circa 100 metri per 110. Una zona tranquilla e un po’ fuori dalle rotte del turismo degli eccessi, spostatosi ormai verso il cuore del lido. Da piazza Milano verso il lido est Kronberg International e RIV Group saranno gli sponsor di riferimento. Massimo Frontoni Avvocati è uno studio specializzato nel settore edilizio e immobiliare, delle grandi infrastrutture e dei servizi di pubblica utilità. Ha fornito la consulenza legale. Il gruppo Kronberg è conosciuto a livello europeo, in particolare nel mercato tedesco, austriaco e italiano, nel settore immobiliare da oltre 25 anni. RIV Group è invece uno dei leader del mercato Jesolano con 20 anni di esperienza che ha realizzato 1.000 appartamenti. Due partner importanti per una delle operazioni immobiliari di maggior peso al lido, destinata a far parlare anche perché si inserisce in un tratto di litorale contraddistinto da molteplici strutture ricettive di altissimo livello per una clientela selezionata proveniente da tutta Europa.

Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh

Giovanni Zoppas assume anche, in qualità di ad, la guida della joint venture tra Lvmh e Marcolin annunciata lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

Cambio al vertice in Marcolin: Giovanni Zoppas è stato nominato vice Presidente esecutivo di Marcolin, mantenendo alcune deleghe di carattere strategico legate alle aree Licenze, Affari internazionali, Risorse Umane, Legale e Comunicazione Istituzionale

Alla guida del gruppo andrà invece Massimo Renon, già operativo nell’azienda da Gennaio 2017 in qualita’ di General Manager Commerciale Mondo.

lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

“Lo scopo di questo cambiamento e’ quello di contribuire al raggiungimento delle migliori performance delle due società garantendo anche l’allineamento degli interessi delle stesse”, ha detto.

Sorgente: Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh – Focus – Corriere delle Alpi

Consulenza finanziaria: solo 1 cliente su 5 è disposto a pagarla

  • Consob: il 45% degli investitori retail non sa indicare come sia remunerato il proprio financial advisor
  • Solo il 7% si rivolge alla consulenza indipendente
  • Prevalgono i modelli di advisory ristretta e avanzata
Consulenza finanziaria
Consulenza finanziaria

Solo un italiano su tre riceve consigli in materia di investimenti da esperti e crede, inoltre, che questo servizio a valore aggiunto sia completamente gratuito. Il dato emerge dal Rapporto 2017 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane della Consob. Riguardo alla fruizione di servizi di consulenza finanziaria, lo studio rileva che quasi un terzo degli investitori beneficia di raccomandazioni personalizzate ai sensi MiFID, mentre i restanti ricevono consulenza passiva o generica. Nell’ambito dei vari modelli di servizio, rimane residuale la consulenza “indipendente”, riferita a un’ampia gamma di prodotti e remunerata esclusivamente dal cliente (7% degli investitori), mentre prevalgono la consulenza ristretta, che è riferita a un insieme limitato di strumenti finanziari generalmente e messi dallo stesso istituto di credito che eroga consulenza, e quella avanzata, che è applicata a un insieme più ampio di strumenti finanziari e con una valutazione periodica dell’adeguatezza dell’investimento.

Considerando le esigenze che più frequentemente spingono ad avvalersi di un professionista, il Rapporto mette in cima alla lista la pianificazione finanziaria di lungo periodo e la protezione del patrimonio. Nella scelta del consulente, invece, rivestono un ruolo importante sia la fiducia nel professionista sia l’indicazione da parte dell’istituto finanziario di riferimento (rispettivamente, 35% e 34%), mentre le competenze rilevano per una percentuale più contenuta del campione (19%). Ma non è solo una questione di fiducia: le capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance, rispettivamente al 29% e 35% dei casi (29%). Diverso è tuttavia l’atteggiamento nei confronti dei costi del servizio: il 45% degli investitori non sa indicare come sia remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito.

Alla bassa consapevolezza dei costi sostenuti, prosegue il Rapporto, si lega anche la bassa disponibilità a pagare. “In particolare, dopo la sfiducia negli intermediari (indicata nel 40% circa dei casi) i costi si annoverano tra i principali fattori che scoraggiano la domanda di consulenza. Tra i fruitori del servizio, inoltre, in media solo il 20% si dichiara propenso a remunerare il professionista, sebbene il dato aumenti con il grado di personalizzazione delle raccomandazioni ricevute, raggiungendo il 43% tra gli investitori assistiti da consulenza MiFID”. D’altra parte, le rilevazioni della Consob evidenziano la difficoltà a valutare la qualità del servizio ricevuto, oscillando tra il 40% e il 70% la percentuale di intervistati che non sono in grado di indicare alcun elemento di giudizio. Non solo. Tra gli investitori retail emerge “una diffusa riluttanza a informare il professionista degli elementi che egli deve (o può) acquisire ai fini della valutazione di adeguatezza della proposta di investimento”.

In particolare, il 14% degli investitori che ricevono consulenza non ritengono di dover fornire alcuna informazione, mentre nei casi restanti la percentuale di intervistati che indica uno specifico elemento non supera il 36% (il dato è relativo, in particolare, all’obiettivo di investimento). Tale evidenza è coerente con la scarsa attitudine, già ri cordata, a strutturare il processo decisionale in modo da tener conto dei fattori che più rilevano ai fini di scelte di investimento corrette e consapevoli.

Sorgente: Consulenza finanziaria: solo 1 cliente su 5 è disposto a pagarla

Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

I financial advisor hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su investimenti ESG

 

Antonio Bottillo (nella foto)
Antonio Bottillo (nella foto)

Gli investitori italiani hanno fiducia nei loro consulenti, ma vorrebbero un maggior supporto sulla comprensione dei rischi connessi agli investimenti e in termini di pianificazione finanziaria. È quanto emerge dall’ edizione del Global Individual Investor Survey di Natixis Global Asset Management. ’indagine è stata condotta tra 8.300 investitori privati (400 in Italia) in 26 paesi, con un patrimonio netto investibile di circa 100.000 dollari. La ricerca è stata realizzata tra febbraio e marzo 2017. In particolare, secondo l’indagine, gli investitori italiani vorrebbero che i propri consulenti li aiutassero a meglio comprendere i rischi (64%), li consigliassero in termini di pianificazione fiscale (40%) e offrissero loro investimenti che riflettessero i loro valori personali (28%).

I consulenti hanno anche la possibilità di educare meglio i propri clienti su specifiche strategie quali gli investimenti ESG e gli investimenti alternativi e di assicurarsi che questi comprendano i vantaggi e i rischi associati agli investimenti passivi rispetto a quelli attivi. In generale, nei confronti dell’industria del risparmio gestito gli investitori continuano a provare sentimenti contrastanti, esprimendo un certo scetticismo sulla capacità dei gestori di aiutarli a raggiungere i propri obiettivi finanziari. Solo il 54% ritiene che i gestori offrano un buon rapporto qualità / prezzo, ma necessitano di maggiori garanzie sul fatto che le aziende che gestiscono i loro patrimoni operino nel miglior interesse degli investitori. Il 59% ritiene anche che queste società preferiscano ottenere risultati di breve termine indipendentemente dagli obiettivi di lungo termine degli investitori e solo il 50% crede che le società non siano all’avanguardia per poter superare i limiti dei loro prodotti.

Questo scetticismo, secondo Natixis GAM, è riconducibile ai closet trackers: sono quelle società che applicano commissioni di gestione attiva, ma offrono un basso rapporto qualità / prezzo offrendo rendimenti legati ai benchmark che potrebbero essere ottenuti con fondi passivi che hanno basse commissioni di gestione. Il 65% degli investitori italiani, infatti, si aspetta che i fondi comuni acquistati abbia un portafoglio titoli che sia differente dal mercato.  “L’industria del risparmio gestito deve mantenere le proprie promesse ogni giorno. Per noi questo significa essere un gestore attivo a livello globale. Porre al primo posto gli interessi degli investitori, comprendere le loro sfide e i loro obiettivi e assicurarsi di offrire loro soluzioni di investimento attive adatte alle loro specifiche esigenze sono ciò per cui operiamo” commenta Antonio Bottillo (nella foto), country head di managing director di Natixis Global Asset Management Italy.

Sorgente: Cresce la richiesta di consulenza su rischi e pianificazione

Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

L’operazione è avvenuta per conto del Fondo Cicerone, sottoscritto dalla Cassa Forense

Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement
Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement

Terza acquisizione estera da parte del fondo Cicerone, il fondo immobiliare istituito da Fabrica Sgr a esito della gara indetta dalla Cassa Forense per la selezione di una Sgr cui affidare la gestione di un fondo immobiliare con asset allocation paneuropea, che l’Ente potrà sottoscrivere fino ad 1 miliardo di euro, sia mediante liquidità, sia tramite apporto di immobili.

Dopo Londra e Berlino ora è stata, infatti, la volta di Parigi. Nuova acquisizione di asset, l’operazione, del costo di 35 milioni di euro, è stata condotta da Cicerone Holding, controllata dal Fondo Cicerone gestito da Fabrica Sgr e con il supporto di Cbre Global Investors. Oggetto dell’acquisizione è stato un immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement, icona della Parigi monumentale, sede storica del distretto finanziario e dei grandi magazzini della Belle Epoque, tra cui le celeberrime Galeries Lafayette e Printemps. Si tratta, in particolare, di un cielo-terra storico di pregio, con destinazione d’uso uffici, interamente locato a EF – Education First, leader mondiale nell’organizzazione di corsi di lingue, viaggi studio e opportunità di scambi culturali.

“Questa nuova operazione oltre confine aggiunge un ulteriore tassello alla costituzione di un portafoglio di immobili di straordinario pregio, in linea con il profilo di rischio cui la stessa Cassa Forense pone costante attenzione”, ha commentato Giovanni Maria Benucci, ceo di Fabrica Sgr, mentre Sandro Campora, country manager Italy di Cbre Global Investors, ha aggiunto che l’mmobile di pregio “assicura un flusso di entrate costante nel lungo termine grazie, a un tenant affidabile” e che, in generale, “si tratta di una nuova solida acquisizione per il portafoglio paneuropeo dedicato al fondo”.

Sorgente: Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

Nasce il Fondo per prestare denaro alle Pmi italiane 

Sottoscritto un accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, che punta 50 milioni. L’ad Di Carlo: “Siamo collaboratori e non concorrenti delle banche. Gli imprenditori italiani sono cinque volte più rapidi dei loro competitor esteri”

MILANO – Riportare l’attività delle banche alle tecniche di valutazione del rischio ante Testo Unico del 1993, quando, con l’introduzione della banca universale, si è interrotto il processo di formazione delle professionalità in grado di accompagnare le imprese nel finanziamento dei loro progetti con obiettivi di medio-lungo termine. Invece, nell’industria bancaria si sono progressivamente confusi ruoli e specializzazioni: così, dall’anticipo delle fatture all’erogazione di prestiti di ampia portata, si è avuto un appiattimento del ruolo dei bancari, si sono accentrate e meccanizzate le decisioni, si è perso il contatto con il tessuto industriale. Con l’esito, insieme ad altri fattori quali la crisi economica senza precedenti, di ritrovarsi con una montagna di crediti difficili da far rientrare.

Parte da questo assunto Massimo Di Carlo, amministratore delegato della Sgr Springrowth con un corposo passato in Mediobanca, dove ha gestito uno dei portafogli di crediti corporate che hanno mostrato maggior resistenza alla crisi, nel presentare il Fondo di Credito Diversificato per le imprese, fondo d’investimento alternativo (chiuso e riservato) di otto anni con mezzo miliardo di euro di raccolta come target, pronto a investire in media 4-5 milioni su cento piccole e medie imprese italiane. Iniziativa fresca del riconoscimento del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), che ha deciso di puntarvi 50 milioni e ha siglato un accordo con Springrowth.

“Vogliamo ricreare nella nostra Sgr, con strumenti moderni e professionalità mirate, la capacità di ‘stare sull’impresa’ e a favore della stessa”. Il fondo di private debt si pone come “collaboratore” del mondo bancario, non come suo concorrente, e punta a investire per l’80 per cento in prestiti bancari. In seconda battuta, indicativamente per il 20 per cento delle cartucce disponibili, in minibond o bond senior, garantiti e non, emessi dalle società target.

In tempi di ripresa in rafforzamento, su quali settori si punterà? “Prevediamo di concentrare al massimo il 20 per cento delle risorse in un singolo settore, puntiamo ad essere una proxy dell’economia italiana”, spiega Di Carlo. Esclusi i comparti della finanza, del gioco d’azzardo, del real estate, della Pubblica amministrazione e quelli legati ad armi ed alcool. “Per il resto, andremo a cercare ovunque: lusso, alimentare, meccanica tradizionale e di precisione. Sappiamo che ci sono imprenditori straordinari, capaci di essere cinque volte più veloci dei loro competitor in altri Paesi e che sanno vendere in tutto il mondo, anche in periodi difficili”.

Quanto al rendimento atteso, “è difficile quantificarlo oggi, considerato che andremo ad investire lungo un arco di 5 anni”. Ma cercando di “beneficiare di un innalzamento della curva dei rendimenti e degli spread futuri, come è lecito attendersi nel medio termine, a maggior ragione laddove si avessero cambiamenti di politica monetaria, agli investitori diciamo che puntiamo al 3,5% lordo sopra l’Euribor. Ma credo che possa essere sottostimato”.

Di Carlo, che non esclude in futuro di far evolvere la Sgr verso il private equity o i fondi di turnaround o gestione dei crediti difficili, sottolinea quanto

gli investitori istituzionali apprezzino “il profilo rischio/rendimento, dato l’investimento in un portafoglio di credito senior molto diversificato, e la possibilità di beneficiare di futuri rialzi dei tassi, investendo prevalentemente in finanziamenti a tasso variabile”.

Sorgente: Nasce il Fondo da mezzo miliardo per prestare denaro alle Pmi italiane – Repubblica.it