De Rigo vision assume 54 persone 

L’azienda di Longarone rafforza l’organico nelle aree più strategiche – dalla produzione made in Italy alla digitalizzazione dei processi – e continua a investire come polo di eccellenza e qualità

Si rafforza con l’inserimento di oltre 50 nuove figure professionali De Rigo Vision.

Diversi i rami aziendali coinvolti in questa azione di rafforzamento dell’organico – dallo stabilimento agli uffici – a testimonianza dell’ottimo stato di salute del Gruppo e del business generato dall’ampio portfolio di marchi, sia di proprietà che in licenza.

Dopo aver raggiunto un +3% di fatturato nel 2016 e un inizio del 2017 che registra – per i primi nove mesi dell’anno – una crescita del 9,7% del canale Wholesale, il Gruppo continua ad investire sul fronte dell’organizzazione commerciale con il potenziamento della rete distributiva e la creazione di un team di lavoro dedicato all’integrazione cross-channel dei canali distributivi tra retail e on line.

Con il potenziamento del numero di addetti nell’area produttiva, De Rigo continua nella sua missione di portabandiera di un made in Italy di qualità per l’occhialeria di fascia medio-alta e alta. Un emblema d’eccellenza italiana che si conferma anche con il progetto Lozza Sartoriale con occhiali interamente fatti a mano e realizzati nella sede di Longarone.

Il potenziamento dell’area produttiva è fatto anche in visione strategica e con l’obiettivo di integrare le diverse fasi di produzione in ottica Lean Production.

Un’altra area strategica che viene oggi potenziata con nuovi inserimenti è quella del rinnovamento tecnologico e della digitalizzazione dei processi: un percorso già avviato e ora rafforzato con nuove risorse per aumentare l’efficienza e la personalizzazione del servizio ai clienti.

Su questo fronte, dopo il successo del progetto Freedom, mirato all’ottimizzazione del magazzino e del sell out, De Rigo sta per lanciare una nuova interfaccia on line destinata agli ottici, studiata per rendere ancora più diretto il flusso informativo tra l’azienda e l’intera rete di punti vendita negli oltre 80 paesi in cui il Gruppo è presente.

Le 54 nuove assunzioni confermano il trend positivo per il Gruppo De Rigo, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di € 413,6 milioni e si appresta a consolidare ulteriormente la propria posizione sul mercato, consapevole di quanto le risorse umane siano leve imprescindibili per il proprio successo.

 

Sorgente: De Rigo vision assume 54 persone – Focus – Corriere delle Alpi

Macchine per calzature e pelle, made in Italy a tutto export 

Le tecnologie made in Italy continuano a crescere: nel 2016 fatturato +7,2% a quota 625 milioni di euro, il 75% per le esportazioni. Balzo del 38,4% delle vendite estere sono cresciute del 38,4%. La presidente di Assomac, Gabriella Marchioni Bocca: “Ora puntiamo sull’industria 4.0”

L’industria delle macchine per calzature, pelletteria e conceria made in Italy, nonostante il rallentamento della crescita del commercio mondiale si rafforza sui mercati.

Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
 Il 2016 è stato un anno positivo come confermano i dati presentati all’assemblea annuale di Assomac. Le elaborazioni dell’Ufficio Studi dell’Associazione nazionale costruttori tecnologie per calzature, pelletteria e conceria, parlano chiaro: nel 2016 il fatturato ha messo a segno un ulteriore +7,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 625 milioni di euro. A trainare le vendite sono soprattutto le esportazioni (circa il 75% del fatturato) con quasi 467 milioni di euro (+8,2% rispetto al 2015) a fronte di un import di poco più di 33 milioni di euro, portando così il saldo commerciale del settore a oltre 433 milioni di euro di entrate nette.

“Se possiamo prenderci un merito – dice Gabriella Marchioni Bocca, presidente di Assomac – è il fatto che, nonostante l’incertezza, il nostro settore ha saputo mantenere le posizioni. A fronte di un commercio mondiale che vede ridurre il suo ritmo di crescita, le macchine per calzature, pelletteria e conceria hanno fatto registrare tassi significativamente positivi in tutti i comparti. È il segnale della nostra competitività ma anche di un cambiamento strutturale nei mercati che dobbiamo essere capaci di cavalcare”.

“La nostra crescita è stata un percorso a ostacoli rispetto alle difficoltà che oggi i mercanti pongono ma il trend positivo è chiaro ormai da un quinquennio – prosegue la presidente di Assomac -. Rispetto al 2012, ultimo anno in cui le nostre esportazioni sono diminuite per effetto della crisi internazionale, le vendite estere sono cresciute del 38,4%, un recupero considerevole se pensiamo ai tassi di crescita delle nostre economie occidentali e in particolare dell’economia italiana.

Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac
Macchine per calzature e pelle, made in Italy assomac

E quest’anno la crescita è pressoché generalizzata e interessa quasi tutti i comparti e quasi tutte le aree mercato”.

I due principali comparti, quello delle macchine per conceria e quello delle macchine per calzature tradizionali, hanno visto crescere le esportazioni rispettivamente del 9,4% e del 2,1%, mentre le macchine per pelletteria hanno subìto un importante incremento, dovuto ad alcune specifiche commesse. Solo le macchine per calzature in sintetico (gomma e sportive) hanno registrato una frenata, compensata però dagli altri comparti.

I dati dell’export mostrano che anche nel 2016 l’Asia rimane il punto di riferimento. Prima area di mercato con l’assorbimento del 40,2% delle esportazioni italiane nelle macchine per conceria, prima area di mercato con il 40,1% delle macchine per pelletteria (su quest’ultimo comparto, in un solo anno, le esportazioni verso l’Asia sono quasi triplicate) e seconda area mercato con il 28,8% nelle macchine per calzature tradizionali. Anche in tutti e tre i principali comparti le esportazioni italiane verso Europa Orientale e Europa Occidentale sono cresciute e spesso a due cifre. Positivo il trend delle esportazioni verso il Centro-Nord America, mentre in generale si è rilevato un ridimensionamento dell’export verso il Sud America con la sola eccezione delle macchine per pelletteria.

“L’industria 4.0 non è semplicemente uno slogan – conclude Gabriella Marchioni Bocca. – I Paesi europei, gli Stati Uniti e alcuni Paesi dell’America Latina stanno investendo in nuova conoscenza prima ancora che in nuovi macchinari e anche Assomac si sta impegnando in progetti di questo tipo al servizio delle proprie aziende associate, anche attraverso il coinvolgimento della filiera. Questo cambio di prospettiva ci offre una possibilità unica: aiutare l’industria manifatturiera a ripensarsi e per fare questo dobbiamo sempre di più essere alla frontiera tecnologica, cambiare il nostro modo di pensare, sfidarci a essere creativi nella tecnologia così come nella nostra proposta commerciale, senza illuderci che questi possano continuare se non saremo capaci di interpretare la velocità del cambiamento. Le imprese stanno investendo in nuova tecnologia anche in quei Paesi in cui l’industria manifatturiera era in corso di dismissione, ma che oggi ritorna ad essere fondamentale per la velocità di risposta al mercato, l’agilità nella gestione dei piccoli volumi di produzione e la personalizzazione del prodotto”.

L’assemblea è stata anche l’occasione per presentare l’iniziativa Targa Verde che ha l’obbiettivo di promuovere la sostenibilità nel settore delle tecnologie: un percorso volontario che si concretizza in uno strumento a disposizione degli associati, elemento identificativo utile a comprovare al cliente finale i parametri di efficienza, riduzione dell’impatto ambientale e sicurezza operativa delle tecnologie prodotte.

Sorgente: Macchine per calzature e pelle, made in Italy a tutto export – IlGiornale.it

Fsi lancia il Fondo dei Fondi sovrani: con Qatar e Kuwait

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Fsi lancia il Fondo dei Fondi sovrani: con Qatar e Kuwait

Nasce il Fondo dei Fondi sovrani. Sorgerà, dopo l’esperienza del Fondo Strategico Italiano e in continuità con l’attività precedente, sotto la regia di Maurizio Tamagnini e con un obiettivo preciso, cioè investire sul Made in Italy per supportare i grandi gruppi tricolori con l’appoggio dei maggiori fondi sovrani internazionali: Kuwait, Qatar (nella foto l’emiro con la moglie) ma anche, secondo indiscrezioni, altri veicoli sovrani asiatici.

L’iniziativa, secondo indiscrezioni, sarebbe ormai in rampa di lancio e dovrebbe rappresentare un modello unico, a livello internazionale, per il livello dei sottoscrittori e per la strategia: focalizzata per investire sulle eccellenze del Made in Italy.
La Cassa Depositi e Prestiti, che ha supervisionato il progetto tramite la coppia di vertice Claudio Costamagna e Fabio Gallia, dovrebbe avere una quota di minoranza della nuova struttura di investitori: si parla di circa il 25 per cento.
Ancora top secret invece i nomi dei partecipanti all’iniziativa che sarebbe stata costruita nei dettagli da Maurizio Tamagnini, il banchiere ex-Merrill Lynch arrivato alla guida del Fondo Strategico Italiano nel 2011.
Ma, secondo i rumors che circolano, ci sarebbero i maggiori fondi sovrani al mondo pronti a impegnarsi finanziariamente sul nuovo veicolo Fsi, che avrà un commitment iniziale da un miliardo.
Ma dovrebbe, nel giro di qualche mese, raggiungere i 2 miliardi: a sottoscrivere il fondo Fsi dovrebbero, essere, secondo indiscrezioni, il fondo sovrano del Kuwait, che avrebbe già definito la somma da dedicare al veicolo, ma anche Qatar Holding, fino a importanti fondi sovrani dell’Asia Centrale e dell’Estremo Oriente.
Il nuovo Fsi nasce dopo l’esperienza del Fondo Strategico Italiano, durata sei anni: le partecipazioni rilevanti del Fondo, che aveva come scopo la difesa dell’italianità, delle imprese sono infatti finite a Cdp Equity.
Il Fondo Strategico Italiano, anche nella sua versione passata, ha avuto come aspetto centrale l’alleanza con i grandi fondi sovrani esteri. Era stata stretta ad esempio una joint venture col Qatar (Iq Miic) poi sciolta e riconvertita in impegni a investire. Tra i soci arabi c’era lo stesso Kuwait.
Ora nel riorganizzato Fsi entreranno con quote importanti proprio il Kuwait, che si sarebbe già impegnato, e successivamente il Qatar. Ma la verà novità è che entreranno anche altri fondi sovrani nel nome di un’alleanza per ora unica a livello internazionale.
Del resto, il fondo guidato da Maurizio Tamagnini è già membro dell’International Forum of Sovereign Wealth Funds (Ifswf). Nel 2014 la maggiore associazione al mondo che riunisce i fondi sovrani, big del settore espressione di autentiche potenze finanziarie d’investimento (come la Cina, la Malesia, la Norvegia, il Qatar, la Russia, Singapore, gli Emirati Arabi, il fondo della Corea e diversi altri) aveva infatti accolto il Fondo Strategico, in rappresentanza dell’Italia. Proprio tra questi fondi sovrani sarebbero individuabili secondo i rumors gli altri partner dell’iniziativa.
Con il riassetto del Fondo Strategico, all’interno della più ampia riorganizzazione di Cdp, il target resteranno gli investimenti in aziende del Made in Italy, anche di grandi dimensioni, da accompagnare in alleanza con l’imprenditore nel percorso di crescita internazionale con la prospettiva della quotazione in Borsa.
Sarà un fondo, secondo il piano delineato, non in diretta concorrenza con il private equity, in quanto si baserà su una strategia di più lungo periodo e paziente: quindi anche con l’acquisto di minoranze qualificate.
Il nuovo Fsi non investirà in banche e assicurazioni oppure in aziende in fase di turnaround e ristrutturazione. E proprio per meglio evidenziare il proprio ruolo, al fianco del fondo lavoreranno alcuni consulenti industriali assai noti per il passato alla guida di grandi multinazionali: come Michele Norsa (ex-Ferragamo), Eugenio Razelli, manager già per dieci anni amministratore delegato di Magneti Marelli, e Umberto Della Sala, ex-Foster Wheeler.
Inoltre, tra i sottoscrittori del fondo, al termine della riorganizzazione di Fsi, entreranno anche assicurazioni, Fondazioni e family office di grandi famiglie imprenditoriali italiane ed europee.

Sorgente: The Insider | Fsi lancia il Fondo dei Fondi sovrani: con Qatar e Kuwait