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La Lir di Mister Geox è pronta a investire a Jesolo

 La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca.
La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca.

JESOLO. La Geox pronta a comprare l’hotel Casa Bianca. C’è la famiglia Moretti Polegato dietro alla grande operazione che segue il concordato per i due hotel della galassia Giannetti, il Casa Bianca appunto, e il Monaco&Quisisana.

I problemi finanziari della nota famiglia di albergatori hanno portato al tracollo e alla perdita delle numerose strutture ricettive tra Jesolo e Roma.

È di questi giorni la notizia che la Lir, holding di partecipazioni e di investimento che fa capo a mr Geox, ha chiuso il 2017 con un fatturato complessivo sopra il miliardo di euro. Ecco perché assieme alla famiglia di albergatori jesolani Menazza ci sarebbe quale partner “pesante” la famiglia di Mario Moretti Polegato che ha sempre espresso interesse per una struttura come il Casa Bianca. Un’iniezione importante di liquidità, necessaria per un simile investimento dopo che il Monaco&Quisisana era finito anche all’asta, per circa 5 milioni di euro, poi ritirata in attesa della conclusione del concordato con il tribunale. Per quest’estate ormai i due alberghi non saranno più aperti. C’era ancora qualche speranza per il Casa Bianca che si poteva prendere magari inizialmente in affitto.

La famiglia Menazza aveva chiesto di poter subentrare intanto al Monaco&Quisisana con questa formula più agile e meno impegnativa finanziariamente in attesa dell’acquisto. Ma ormai non ci sono più i tempi.

Falso allarme anche la pulizia del giardino e il taglio dell’erba al Casa Bianca, affacciato sull’omonima piazza, deciso per una forma di decoro e rispetto della città su richiesta del rampollo della famiglia Giannetti, quel Gabriele Giannetti che è figlio del capostipite Aldo, fondatore della dinastia di albergatori. Proprio Gabriele, manager con laurea in Filosofia a Milano, si è trovato a gestire questa difficile fase del tracollo di una famiglia che ha fatto la storia del turismo a Jesolo.

Aldo, oggi anziano e ritirato, era stato anche presidente dell’Aja, albergatore austero e grande lavoratore. Si intrecciano dunque varie storie di albergatori jesolani, perché i Menazza rappresentano un altro gruppo influente al lido, con più alberghi che il patriarca, il compianto Gino Menazza, ha creato con la moglie Marsica, ancora attivissima, e i figli Igor e Daniel. Questi sono famosi anche negli ambienti della mondanità dopo aver organizzato numerose feste a bordo piscina in collaborazione con locali come Il Muretto, ospitato addirittura le riprese del film che vedeva protagonista il discusso Fabrizio

Corona. Un gruppo compatto, forte dell’unità familiare, che da solo però non avrebbe intrapreso questa nuova avventura. E, infatti, con un rinforzo del calibro di Geox potrebbe essere tutto più facile. Ora l’operazione dovrebbe essere rinviata a fine stagione, tra settembre e ottobre.

Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza

Italian Exhibition Group ha presentato oggi il progetto di riqualificazione del quartiere fieristico vicentino. L’investimento stanziato è di 35 milioni di euro, così come previsto dal piano industriale del gruppo, approvato lo scorso dicembre dal CDA. Il nuovo padiglione 2 della fiera avrà una superficie lorda di 26mila metri quadri e sarà costruito su due livelli. L’investimento rappresenta un elemento strategico di sviluppo, non solo per l’area espositiva, ma per VicenzaOro, manifestazione di punta del polo, nello specifico.

Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza
Un rendering del nuovo padiglione 2 dell’area fieristica di Vicenza

“Negli ultimi tre anni, in particolare – si legge nella nota ufficiale-, nonostante le dinamiche di mercato non favorevoli, VicenzaOro ha rafforzato il suo ruolo in Europa e Medio Oriente. Motore di sviluppo della manifestazione è stato l’investimento che, nel 2015, è stato fatto sul padiglione 7. Offrendo spazi più moderni e funzionali, l’intervento ha permesso di ridisegnare la mappa degli espositori in community, mettere a punto il format di successo The Boutique Show e, di fatto, dare il via all’upgrade della fiera attraendo grandi brand e importanti operatori”.

L’edizione 2018 di VicenzaOro September è in programma dal 22 al 26 settembre prossimi.

Sorgente : Ieg, 35 mln € per il polo fieristico di Vicenza

Maxi residence a Jesolo. Un progetto da 75 milioni

Il piano già approvato dal Comune è firmato dall’archistar di New York Richard Meier. Sorgerà in via Levantina nell’area dell’ex Colonia: 99 superappartamenti, hotel e garage interrati di Giovanni Cagnassi

JESOLO. Un progetto da 75 milioni di euro, nasce al lido “The Summer Houses – Design District”, residence con 99 appartamenti e albergo in via Levantina, fronte mare.

Le costruzioni ad uso turistico non si fermano e Jesolo prosegue nella sua lenta opera di rinnovamento con la costruzione di un complesso che diventerà uno dei più grandi sul litorale. Ancora una ricettività destinata a un target molto alto, che ormai ha preso il sopravvento nella Jesolo del futuro. I turisti con disponibilità economiche che scelgono la località per la sua posizione strategica, la spiaggia, l’intrattenimento ad ampio raggio, la vicinanza a Venezia.

Con queste premesse, gli investimenti non mancano perché chi ha soldi da spendere non ci pensa troppo quando si tratta di soggiornare in strutture di altissimi livello o di acquistare ville e appartamenti lussuosi. La Massimo Frontoni Avvocati, con un team formato dal fondatore Massimo Frontoni e da Andrea Mattioli, ha ricevuto l’incarico di assistere la società Ponente Italia srl e Stella del Mar srl, con gli sponsor Kronberg International – Berlin e RIV Group Sas – Jesolo.

Seguirà tutta la parte contrattualistica che è alla base della realizzazione del complesso urbanistico “The Summer Houses – Design District”. Contratti di direzione lavori, contratti con gli appaltatori e tutto quanto attiene al progetto. Sorgerà sulle aree di proprietà di Stella del Mar Srl, in corrispondenza del numero civico 241 di via Levantina, poco distante dal complesso Jesolo Lido Village.

La ex colonia è stata rasa al suolo, aprendo questa ulteriore finestra sul mare tra la zona dell’ospedale e piazza Milano che sta diventando davvero il tratto di litorale più prestigioso dopo gli anni delle piazze e dei grattacieli che hanno deluso le aspettative del mercato turistico e immobiliare.

La concessione edilizia è stata rilasciata il 16 marzo 2018 dal Comune. Il totale degli investimenti previsti è di 50 milioni di euro per la parte residenziale e altri 25 milioni per l’albergo che completerà il quadro delle strutture ricettive “stellate” al lido.

Progetto dell’archistar Richard Meier di New York che a Jesolo ha già sperimentato il suo genio allo Jesolo Lido Village. Novantanove saranno le unità residenziali oltre a una struttura ricettiva residence e hotel cinque stelle con garage interrato.

Il lotto è una delle ultime aree edificabili sul fronte mare in questa location di lusso e si estende su una superficie di complessivi 11.500 mq con forma rettangolare di circa 100 metri per 110. Una zona tranquilla e un po’ fuori dalle rotte del turismo degli eccessi, spostatosi ormai verso il cuore del lido. Da piazza Milano verso il lido est Kronberg International e RIV Group saranno gli sponsor di riferimento. Massimo Frontoni Avvocati è uno studio specializzato nel settore edilizio e immobiliare, delle grandi infrastrutture e dei servizi di pubblica utilità. Ha fornito la consulenza legale. Il gruppo Kronberg è conosciuto a livello europeo, in particolare nel mercato tedesco, austriaco e italiano, nel settore immobiliare da oltre 25 anni. RIV Group è invece uno dei leader del mercato Jesolano con 20 anni di esperienza che ha realizzato 1.000 appartamenti. Due partner importanti per una delle operazioni immobiliari di maggior peso al lido, destinata a far parlare anche perché si inserisce in un tratto di litorale contraddistinto da molteplici strutture ricettive di altissimo livello per una clientela selezionata proveniente da tutta Europa.

Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh

Giovanni Zoppas assume anche, in qualità di ad, la guida della joint venture tra Lvmh e Marcolin annunciata lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

Cambio al vertice in Marcolin: Giovanni Zoppas è stato nominato vice Presidente esecutivo di Marcolin, mantenendo alcune deleghe di carattere strategico legate alle aree Licenze, Affari internazionali, Risorse Umane, Legale e Comunicazione Istituzionale

Alla guida del gruppo andrà invece Massimo Renon, già operativo nell’azienda da Gennaio 2017 in qualita’ di General Manager Commerciale Mondo.

lo scorso gennaio e che, secondo quanto anticipa Pambianconews, si chiamerà Thelios.

“Lo scopo di questo cambiamento e’ quello di contribuire al raggiungimento delle migliori performance delle due società garantendo anche l’allineamento degli interessi delle stesse”, ha detto.

Sorgente: Marcolin, Zoppas al comando. Guiderà anche Thelios la jv con Lvmh – Focus – Corriere delle Alpi

Consulenza finanziaria: solo 1 cliente su 5 è disposto a pagarla

  • Consob: il 45% degli investitori retail non sa indicare come sia remunerato il proprio financial advisor
  • Solo il 7% si rivolge alla consulenza indipendente
  • Prevalgono i modelli di advisory ristretta e avanzata
Consulenza finanziaria
Consulenza finanziaria

Solo un italiano su tre riceve consigli in materia di investimenti da esperti e crede, inoltre, che questo servizio a valore aggiunto sia completamente gratuito. Il dato emerge dal Rapporto 2017 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane della Consob. Riguardo alla fruizione di servizi di consulenza finanziaria, lo studio rileva che quasi un terzo degli investitori beneficia di raccomandazioni personalizzate ai sensi MiFID, mentre i restanti ricevono consulenza passiva o generica. Nell’ambito dei vari modelli di servizio, rimane residuale la consulenza “indipendente”, riferita a un’ampia gamma di prodotti e remunerata esclusivamente dal cliente (7% degli investitori), mentre prevalgono la consulenza ristretta, che è riferita a un insieme limitato di strumenti finanziari generalmente e messi dallo stesso istituto di credito che eroga consulenza, e quella avanzata, che è applicata a un insieme più ampio di strumenti finanziari e con una valutazione periodica dell’adeguatezza dell’investimento.

Considerando le esigenze che più frequentemente spingono ad avvalersi di un professionista, il Rapporto mette in cima alla lista la pianificazione finanziaria di lungo periodo e la protezione del patrimonio. Nella scelta del consulente, invece, rivestono un ruolo importante sia la fiducia nel professionista sia l’indicazione da parte dell’istituto finanziario di riferimento (rispettivamente, 35% e 34%), mentre le competenze rilevano per una percentuale più contenuta del campione (19%). Ma non è solo una questione di fiducia: le capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance, rispettivamente al 29% e 35% dei casi (29%). Diverso è tuttavia l’atteggiamento nei confronti dei costi del servizio: il 45% degli investitori non sa indicare come sia remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito.

Alla bassa consapevolezza dei costi sostenuti, prosegue il Rapporto, si lega anche la bassa disponibilità a pagare. “In particolare, dopo la sfiducia negli intermediari (indicata nel 40% circa dei casi) i costi si annoverano tra i principali fattori che scoraggiano la domanda di consulenza. Tra i fruitori del servizio, inoltre, in media solo il 20% si dichiara propenso a remunerare il professionista, sebbene il dato aumenti con il grado di personalizzazione delle raccomandazioni ricevute, raggiungendo il 43% tra gli investitori assistiti da consulenza MiFID”. D’altra parte, le rilevazioni della Consob evidenziano la difficoltà a valutare la qualità del servizio ricevuto, oscillando tra il 40% e il 70% la percentuale di intervistati che non sono in grado di indicare alcun elemento di giudizio. Non solo. Tra gli investitori retail emerge “una diffusa riluttanza a informare il professionista degli elementi che egli deve (o può) acquisire ai fini della valutazione di adeguatezza della proposta di investimento”.

In particolare, il 14% degli investitori che ricevono consulenza non ritengono di dover fornire alcuna informazione, mentre nei casi restanti la percentuale di intervistati che indica uno specifico elemento non supera il 36% (il dato è relativo, in particolare, all’obiettivo di investimento). Tale evidenza è coerente con la scarsa attitudine, già ri cordata, a strutturare il processo decisionale in modo da tener conto dei fattori che più rilevano ai fini di scelte di investimento corrette e consapevoli.

Sorgente: Consulenza finanziaria: solo 1 cliente su 5 è disposto a pagarla

Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

L’operazione è avvenuta per conto del Fondo Cicerone, sottoscritto dalla Cassa Forense

Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement
Immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement

Terza acquisizione estera da parte del fondo Cicerone, il fondo immobiliare istituito da Fabrica Sgr a esito della gara indetta dalla Cassa Forense per la selezione di una Sgr cui affidare la gestione di un fondo immobiliare con asset allocation paneuropea, che l’Ente potrà sottoscrivere fino ad 1 miliardo di euro, sia mediante liquidità, sia tramite apporto di immobili.

Dopo Londra e Berlino ora è stata, infatti, la volta di Parigi. Nuova acquisizione di asset, l’operazione, del costo di 35 milioni di euro, è stata condotta da Cicerone Holding, controllata dal Fondo Cicerone gestito da Fabrica Sgr e con il supporto di Cbre Global Investors. Oggetto dell’acquisizione è stato un immobile risalente al XIX secolo, ubicato in Avenue de Provence 5, all’interno del IX arrondissement, icona della Parigi monumentale, sede storica del distretto finanziario e dei grandi magazzini della Belle Epoque, tra cui le celeberrime Galeries Lafayette e Printemps. Si tratta, in particolare, di un cielo-terra storico di pregio, con destinazione d’uso uffici, interamente locato a EF – Education First, leader mondiale nell’organizzazione di corsi di lingue, viaggi studio e opportunità di scambi culturali.

“Questa nuova operazione oltre confine aggiunge un ulteriore tassello alla costituzione di un portafoglio di immobili di straordinario pregio, in linea con il profilo di rischio cui la stessa Cassa Forense pone costante attenzione”, ha commentato Giovanni Maria Benucci, ceo di Fabrica Sgr, mentre Sandro Campora, country manager Italy di Cbre Global Investors, ha aggiunto che l’mmobile di pregio “assicura un flusso di entrate costante nel lungo termine grazie, a un tenant affidabile” e che, in generale, “si tratta di una nuova solida acquisizione per il portafoglio paneuropeo dedicato al fondo”.

Sorgente: Fabrica Sgr, acquisizione a Parigi per il Fondo Cicerone

Nasce il Fondo per prestare denaro alle Pmi italiane 

Sottoscritto un accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, che punta 50 milioni. L’ad Di Carlo: “Siamo collaboratori e non concorrenti delle banche. Gli imprenditori italiani sono cinque volte più rapidi dei loro competitor esteri”

MILANO – Riportare l’attività delle banche alle tecniche di valutazione del rischio ante Testo Unico del 1993, quando, con l’introduzione della banca universale, si è interrotto il processo di formazione delle professionalità in grado di accompagnare le imprese nel finanziamento dei loro progetti con obiettivi di medio-lungo termine. Invece, nell’industria bancaria si sono progressivamente confusi ruoli e specializzazioni: così, dall’anticipo delle fatture all’erogazione di prestiti di ampia portata, si è avuto un appiattimento del ruolo dei bancari, si sono accentrate e meccanizzate le decisioni, si è perso il contatto con il tessuto industriale. Con l’esito, insieme ad altri fattori quali la crisi economica senza precedenti, di ritrovarsi con una montagna di crediti difficili da far rientrare.

Parte da questo assunto Massimo Di Carlo, amministratore delegato della Sgr Springrowth con un corposo passato in Mediobanca, dove ha gestito uno dei portafogli di crediti corporate che hanno mostrato maggior resistenza alla crisi, nel presentare il Fondo di Credito Diversificato per le imprese, fondo d’investimento alternativo (chiuso e riservato) di otto anni con mezzo miliardo di euro di raccolta come target, pronto a investire in media 4-5 milioni su cento piccole e medie imprese italiane. Iniziativa fresca del riconoscimento del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), che ha deciso di puntarvi 50 milioni e ha siglato un accordo con Springrowth.

“Vogliamo ricreare nella nostra Sgr, con strumenti moderni e professionalità mirate, la capacità di ‘stare sull’impresa’ e a favore della stessa”. Il fondo di private debt si pone come “collaboratore” del mondo bancario, non come suo concorrente, e punta a investire per l’80 per cento in prestiti bancari. In seconda battuta, indicativamente per il 20 per cento delle cartucce disponibili, in minibond o bond senior, garantiti e non, emessi dalle società target.

In tempi di ripresa in rafforzamento, su quali settori si punterà? “Prevediamo di concentrare al massimo il 20 per cento delle risorse in un singolo settore, puntiamo ad essere una proxy dell’economia italiana”, spiega Di Carlo. Esclusi i comparti della finanza, del gioco d’azzardo, del real estate, della Pubblica amministrazione e quelli legati ad armi ed alcool. “Per il resto, andremo a cercare ovunque: lusso, alimentare, meccanica tradizionale e di precisione. Sappiamo che ci sono imprenditori straordinari, capaci di essere cinque volte più veloci dei loro competitor in altri Paesi e che sanno vendere in tutto il mondo, anche in periodi difficili”.

Quanto al rendimento atteso, “è difficile quantificarlo oggi, considerato che andremo ad investire lungo un arco di 5 anni”. Ma cercando di “beneficiare di un innalzamento della curva dei rendimenti e degli spread futuri, come è lecito attendersi nel medio termine, a maggior ragione laddove si avessero cambiamenti di politica monetaria, agli investitori diciamo che puntiamo al 3,5% lordo sopra l’Euribor. Ma credo che possa essere sottostimato”.

Di Carlo, che non esclude in futuro di far evolvere la Sgr verso il private equity o i fondi di turnaround o gestione dei crediti difficili, sottolinea quanto

gli investitori istituzionali apprezzino “il profilo rischio/rendimento, dato l’investimento in un portafoglio di credito senior molto diversificato, e la possibilità di beneficiare di futuri rialzi dei tassi, investendo prevalentemente in finanziamenti a tasso variabile”.

Sorgente: Nasce il Fondo da mezzo miliardo per prestare denaro alle Pmi italiane – Repubblica.it

Nuova Via della Seta: alle stelle gli investimenti cinesi

Rotte della nuova via della seta.
Rotte della nuova via della seta.

Nuova Via della Seta: alle stelle gli investimenti cinesi

Secondo le stime del centro studi che fa capo ad Intesa Sanpaolo, Srm, gli investimenti cinesi per la Belt & Road Initiative si aggireranno tra i 1’000 e i 1’400 miliardi di dollari di investimenti. L’iniziativa, abbreviata in Bri, mira a creare una Via della Seta 2.0 (protagonista per altro di un servizio dedicato che si può trovare qui su Transport) tra estremo oriente e vecchio continente, soprattutto tramite potenziamento e valorizzazione di porti, aeroporti, ferrovie e reti stradali.

Solo nell’area Mediorientale e Nordafricana sarebbero stati previsti 27 miliardi di dollari per progetti di natura portuale ed aeroportuale. Stesso trend per Mediterraneo e Mare del Nord: 3.7 miliardi di dollari investiti nei porti di Ashdod, Pireo, Haifa, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao, Ambarli e Valencia; e per l’Italia è già stato dimostrato forte interesse per i porti di Trieste (da poco diventata Zona Economica Speciale) e Genova-Savona. Il mediterraneo è particolarmente centrale per Pechino, che oltre agli investimenti italiani ha già acquisito quote di maggioranza ad esempio della Port Authoritu del Pireo (tramite Cosco, colosso presente anche nella gestione del canale di Suez), e prima ancora vi era stata l’acquisto della concessione del porto israeliano di Haifa (attraverso Shanghai international port group) per 25 anni. Nella stessa ottica, operazioni simili sono state svolte anche in Turchia. L’Unione Europea, dal canto suo, sembra tutto fuorché entusiasta. Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale Paolo Signorini ha voluto precisare al Sole24Ore che Bruxelles “ha espresso dubbi sul progetto Bri, obiettando, in primo luogo, che la strategia di penetrazione cinese deve, per ottenere il favore della Ue, essere coerente con i progetti europei relativi alle infrastrutture trasportistiche. Bruxelles ha anche sollevato questioni sulla conformità della Cina rispetto alle norme europee, in campi quali la sicurezza sul lavoro e le condizioni dei lavoratori”. E non sarebbe incidentale, prosegue Signorini, “che il nostro presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, sia stato l’unico premier del G7 presente, lo scorso maggio, al Belt and road forum for international cooperation di Pechino”. Per Signorini l’atteggiamento dell’Unione alimenta il sospetto che l’opposizione a Pechino si da imputare, in realtà, alla “a volontà dei Paesi Ue economicamente più forti di dettare, ancora una volta, una loro linea politica”, dato che “a Bri sembra essere impostata in modo che i Paesi dell’Europa meridionale, attraverso i loro porti, diventino i bocchettoni d’ingresso della Cina nella Ue. E una parte dell’Europa si sta opponendo proprio a questo. Se i cinesi hanno intenzione di portare merci, poniamo, nel Württemberg attraverso lo scalo di Vado Ligure, dove la grande compagnia statale di navigazione cinese Cosco e Qingdao port internationl Development di Hong Kong hanno acquisito (ottobre 2016, ndr.) rispettivamente, il 40% e il 9,9% del nuovo terminal container in costruzione (il 50,1% è della danese Apm Terminals-Maersk, ndr.), i Paesi del Centro e Nord Europa interessati si muovono in modo da imporre di poter essere loro, invece, a servire il Württemberg”. Nonostante nell’immediato le stime prevedano una riduzione del traffico container del 1.6%, quindi 640’000 teu su 40.2 milioni totali, il timore dei porti del Mare del Nord è che la nuova Via della Seta renda i porti Mediterranei avversari troppo forti; timore che persiste nonostante non siano mancate al nord operazioni cinesi dello stessa tipologia di quelle portate avanti nell’europa meridionale, principalmente in Olanda e in Germania.

Anche Zeno D’Agostino, presidente di Assoporti, tiene ad evidenziare come debba cambiare il modo di ragionare: «è la conclusione di un ragionamento che interpreta la Via della seta come un mero progetto trasportistico. Ben pochi premier della Ue pensano che a Pechino si vada a parlare di un potenziale mix tra la competenza tecnologica e di know-how europea e quella finanziaria-industriale della Cina. Si pensa invece ai cinesi che vogliono comprare porti e gestire terminal. Ma l’atteggiamento di chiusura verso la Bri da parte della Ue, come ha proposto più di un parlamentare, o di non considerarla neppure, è sbagliato. Che la Bri sia un fattore win per i cinesi è indubbio. Ma i Paesi occidentali devono ragionare sul come farla diventare vincente anche per loro. Perché non puoi fermare il mondo che si evolve». Ma la vera sfida, conclude il presidente, “è incrociare le necessità industriali del mondo cinese con le possibilità e i vantaggi che possiamo dare con il nostro know-how su determinati settori manifatturieri, che sono poi quelli tipici del made in Italy. Sto portando avanti una serie di interlocuzioni con soggetti non solo cinesi ma, in generale, dell’Est del mondo che mi chiedono di venire a localizzare le proprie industrie nel porto franco di Trieste. La strategia win-win è dare un altissimo significato a quella componente di valore aggiunto che abbiamo nelle nostre Pmi e che ha bisogno di una finanza e di una spinta industriale che a noi oggi manca”

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Fsi: lancia nuovo fondo di fondi sovrani per il Made in Italy 

Nasce il fondo FSI Mid‐Market Growth Equity Fund per alimentare la crescita delle imprese del Made in Italy. Dotazione iniziale di 1 miliardo, ma obiettivo è raggiungere i 2 miliardi
Fsi: lancia nuovo fondo di fondi sovrani per il Made in Italy 
Fsi: lancia nuovo fondo di fondi sovrani per il Made in Italy 

Il Fondo Strategico Italiano avvia un nuovo strumento per consentire gli investimenti in imprese italiane del Made in Italy. FSI Sgr, nel quadro della riorganizzazione prevista dal Piano Industriale al 2020 del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, ha infatti lanciato FSI Mid‐Market Growth Equity Fund, dedicato appositamente “alle imprese leader del Made in Italy con prospettive di crescita, trasformazione e consolidamento nei mercati internazionali, al fine di supportarle in tutto il loro percorso di crescita con una logica da investitore paziente”.

La dotazione iniziale sarà di oltre un miliardo di euro, ma l’obiettivo è raggiungere i due miliardi di capitali da investire e magari da “incrementare significativamente con i co‐investimenti degli investitori”. Oltre a CdP, nel ruolo di anchor investor, figurano come sottoscrittori alcuni principali fondi sovrani di Medio Oriente, Estremo Oriente e Asia Centrale, società di assicurazione e banche europee, fondazioni e asset manager. Nei closing successivi sono attesi fondi pensione italiani e internazionali e finanziarie di alcuni gruppi industriali. Per il momento non sono state fornite indicazioni più precise sugli investitori ma indiscrezioni degli ultimi giorni fanno riferimento a grandi fondi sovrani come quelli del Qatar e del Kuwait.

Caratteristica del nuovo strumento sarà non solo la focalizzazione su un singolo Paese ma anche una “marcata vocazione ad attrarre capitali internazionali”. Infatti gli investitori esteri rappresentano, nel primo closing, il 60% del totale”.

Il Fondo, guidato dall’amministratore delegato Maurizio Tamagnini, già numero uno di Fondo Strategico Italiano, avrà il compito di investire in partnership con imprenditori, famiglie e manager per la crescita dimensionale delle aziende facilitando i processi di successione e favorendo un percorso di quotazione in Borsa. Gli investimenti saranno principalmente di minoranza e con limitato ricorso alla leva finanziaria. Il Fondo non investirà in società in stato di crisi, attività immobiliari, infrastrutture greenfield, banche e assicurazioni.

“FSI si pone come ponte fra gli investitori di lungo periodo, tra cui i fondi sovrani, e le eccellenze italiane, fornendo alle aziende carburante per la crescita accanto agli imprenditori”, ha dichiarato Tamagnini.

Sorgente: Fsi: lancia nuovo fondo di fondi sovrani per il Made in Italy | www.finanzareport.it

“Il fotovoltaico è ancora un business in Italia. Vi dico come e perché”

Umberto Quadrino
Umberto Quadrino

La prima scommessa si può dire sia stata vinta con successo. In due anni il fondo Tages Helios, interamente dedicato al settore del fotovoltaico italiano, ha raccolto 253 milioni e ha chiuso le sottoscrizioni. Lo ha annunciato pochi giorni fa la controllante Tages Holding, riportando alla ribalta il protagonista dell’operazione e top manager di lunga esperienza: Umberto Quadrino. E questa è solo una parte del racconto. Di questi 253 milioni, circa 150 sono già stati investiti nell’acquisizione di impianti per 157 MegaWatt (MW) complessivi che ne fanno il terzo operatore italiano; altri 100 milioni sono in cassa e sono a caccia di opportunità di business interessanti. Ciò apre nuovi orizzonti di fronte alla sconfinata prateria dei 19.000 MW solari installati in Italia: solo 600 sono in mano ai primi due produttori, la jv tra Enel e F2I e RTR del gruppo Terra Firma, previsto in vendita in autunno. Il resto è frammentato in migliaia di piccole mani in cerca di nuovo padrone. E già si intuisce dove Quadrino andrà a cercare le occasioni per i prossimi investimenti.

La sua storia parla da sola: ha passato trent’anni in Fiat dove ha lavorato con Cesare Romiti fino a diventare amministratore delegato di New Holland e portare in Borsa Cnh; nel 2001 arriva in Montedison che – con lui Ad – diventa Edison, secondo produttore di energia dopo Enel. Lascia quando il colosso francese Edf diventa proprietario al 100% della società. La “terza vita” è nella finanza con Tages Holding di cui è presidente, ma senza dimenticare l’esperienza acquisita nel mondo dell’energia: un plusvalore prezioso nel momento in cui è in corso una rivoluzione epocale nel modo di produrre l’elettricità. Ma diamo a lui la parola in questa intervista a FIRST online.

Dall’industria alla finanza. dottor Quadrino, ci racconta come nasce la sua nuova avventura con Tages? 

“Il gruppo è nato 6 anni fa, nel 2011, per iniziativa di un alcuni banchieri in uscita da Citi – Panfilo Tarantelli, Sergio Ascolani e Salvatore Cordaro, quest’ultimo da Credit Suisse – che hanno avuto il coraggio di investire in fondi di fondi hedge proprio mentre alcune banche, spinte dalla crisi, stavano dismettendo queste  attività. Oggi Tages Capital LLP, questo è il nome della controllata, opera su fondi alternativi da Londra con il socio La Française des placements, per una clientela internazionale diversificata in cui l’Italia pesa circa un terzo e conta su 2 miliardi di asset under management. La seconda gamba di Tages Holding è il Credito Fondiario acquisito tre anni fa, completamente riorganizzato e ora concentrato sull’attività dei Non Performing Loans (Npl) con asset in gestione e advisory per 14 miliardi. Diamo servizi a fondi internazionali o entità come il Fondo Atlante e realizziamo  operazioni in proprio. Socio di minoranza, con una partecipazione importante, è il fondo Usa Elliott.
La terza attività di Tages Holding è, per l’appunto, Tages Capital Sgr, società milanese che ha lanciato due anni fa il fondo alternativo immobiliare Tages Helios interamente  destinato a investimenti nel fotovoltaico in Italia. La raccolta è andata bene, gli investimenti anche, direi che siamo ben incamminati. Tanto che stiamo pensando di lanciare nuovi prodotti in questo settore o in altri, con analogo profilo di rischio e di redditività, sempre nelle infrastrutture”.

La domanda a quanto pare non manca… 

“Vediamo una grande richiesta da parte degli investitori istituzionali di prodotti con durata 10-15 anni, alla ricerca di buoni rendimenti, bassa volatilità e nessuna correlazione con l’andamento del mercato azionario e obbligazionario. Negli ultimi sette anni molte cose sono cambiate e la stagione dei tassi bassi, con i Btp arrivati a rendere sotto il 2% anche  su scadenze molto lunghe, ha costretto molti operatori  a rivedere i propri investimenti.
Il settore fotovoltaico presenta le caratteristiche di stabilità di rendimento e decorrelazione adatte ad investitori di lungo termine. Il taglio retroattivo degli incentivi ha spiazzato molti operatori, la maggioranza dei quali non esperti del settore elettrico.  Si è creato un mercato con molti asset in vendita, per cui i pochi operatori dotati di una capacità industriale vera hanno iniziato un percorso di consolidamento. In questo scenario si è inserito il fondo Tages Helios: promettiamo una redditività dell’8-10% nei 15 anni di durata del fondo. Inoltre, rimborsiamo tutto il capitale  poiché lo ammortizziamo anno per anno ed a fine periodo consideriamo il valore finale pari a zero anche se, in realtà, il valore finale sicuramente ci sarà : oltre al valore immobiliare la  licenza a produrre è permanente e sul terreno autorizzato sarà possibile procedere al repowering degli impianti . A fine vita questa è un’opportunita’ ed il plusvalore  andrà ai nostri sottoscrittori”.

In quali altri settori pensate possano esserci ulteriori occasioni di business?

“Per quanto riguarda Tages Capital sgr l’orizzonte è quello degli asset regolati, per esempio la rete di distribuzione del gas. Italgas , F2i e le ex municipalizzate hanno una fetta importante del mercato italiano, ma ci sono molti piccoli distributori e ora sono in arrivo le gare per le concessioni. Stiamo valutando se ci sono spazi. Un altro comparto potrebbe essere quello della depurazione dell’acqua. Poi sta nascendo una “quarta gamba”  del gruppo Tages e di cui non abbiamo ancora parlato”.

Quale? 

“Nel gruppo Tages è entrato Francesco Trapani, per oltre 20 anni Ceo di Bulgari, che ha portato l’azienda da prodotto di nicchia a brand globale. Forte di questo background e dell’esperienza nel private equity maturata in Clessidra, sta valutando con Tages un’iniziativa di private equity nel consumer-branded retail-luxury: aziende che vendono un prodotto o un servizio al cliente finale con un brand, dall’azienda di moda, alla catena di ristoranti, dall’azienda di scarpe, a quella di profumi e cosmetica”.

E’ un settore tornato di grande interesse, come dimostra anche la recente operazione Amazon-Whoole Foods. Ma tornando al fotovoltaico, dove vedete le maggiori opportunità? 

“Tages Helios è dedicato al fotovoltaico italiano. Non c’è dubbio che le maggior opportunità siano nel consolidamento del mercato che come dicevamo è estremamente frammentato e nel quale sono possibili molte efficienze per migliorare la redditività. Noi con 100 milioni in cassa possiamo acquisire altri 100 MW.  A partire dal secondo fondo che abbiamo in mente di lanciare, esploreremo altre possibilità: per esempio in altre tecnologie come l’eolico e all’estero”.

Con la Sen, Strategia energetica nazionale, in discussione in questi giorni, si apriranno spazi per nuovi impianti? 
 
“Al momento non si sente la necessità di nuova capacità produttiva in Italia. Nei prossimi 10 anni, nei Paesi sviluppati, si prevede che la domanda elettrica rimarrà stabile perché la crescita di domanda legata all’aumento del PIL sarà in buona parte assorbita dal risparmio energetico. Aumenterà in Cina, Africa, India ma non da noi. Tuttavia il programma di chiusura di 22 centrali termoelettriche avviato da Enel potrebbe aprire spazi per nuove rinnovabili, ma l’era degli incentivi è da considerarsi finita. Gli spazi quindi si apriranno solo se, nel frattempo, il fotovoltaico sarà diventato pienamente competitivo, in termini di prezzo, con le altre fonti”.

Sorgente: Quadrino (Tages): “Il fotovoltaico è ancora un business in Italia. Vi dico come e perché”